Segni particolari: solitario e un po’ depresso

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Certo, è stato Ferragosto per tutti, e complici qualche giorno di vacanza, il caldo, il mare, la luna e le stelle cadenti mi sono lasciato un pochino andare, lo ammetto. Tuttavia, a mia parziale discolpa devo dire che sono in buona compagnia: in questi giorni, forse a causa dell’imperversare di Lucifero, tutti i cactus – lo so, lo so che si dovrebbe dire cacti! – sono in uno stato comatoso a tratti imbarazzante: a parte il simpatico Astrophytum myriostigma che ha pensato bene di fiorire mentre ero a Formia (me la pagherà maledetto) tutti gli altri non danno segni di vita. In assenza di spettacolari fioriture saluto dunque il nuovo obiettivo macro (in prestito) con uno degli ultimi arrivi nella mia collezione, dalla meravigliosa spinagione: il Ferocactus latispinus (inutile spiegare il perchè del nome, no?!). Si tratta di un cactus a portamento globulare di provenienza messicana, sovente preda di crisi mistiche e dal carattere introverso e cupo. La guida compact De Agostini Piante grasse lo definisce infatti (cito) “Pianta generalmente solitaria, con fusto globoso un po’ depresso”. Vorrei veramente poterci fare qualcosa, è un peccato vedere piante che buttano via così la propria vita. Avrebbe anche di che stare allegro, oltretutto, considerato lo spettacolo che offre! Il fusto è infatti movimentato quanto un paesaggio alpino, solcato profondamente com’è da costolature; su di esse si trovano numerose areole lanuginose. Da ciascuna emergono due gruppi di spine: uno, disposto radialmente, composto di otto spine di colore bianco giallastro abbastanza sottili, l’altro formato invece da sette spine rosse, di dimensioni ben maggiori, di cui quella centrale rappresenta una temibile arma letale. E’ una spina appiattita, larga più di mezzo centimetro, dall’estremità ricurva e appuntita come la lama di una sciabola. Questa pianta, piuttosto diffusa, si coltiva facilmente in pieno sole su substrato ben drenato, fornendo abbondante acqua nel periodo vegetativo e sospendendo le irrigazioni in autunno-inverno. Insomma, su con la vita, Ferocactus!

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