Rettili e cactus in un mondo impossibile

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Un giorno una signora mi telefonò e mi disse: «Signor Escher, sono affascinata dai suoi lavori. Nella sua composizione “Rettili” ha raffigurato in maniera convincente la reincarnazione.» Le risposi: «Se Lei crede di trovarvi ciò, sarà davvero così.»

escher rettiliMaurits Cornelis Escher è stato un grafico olandese (1898-1972), noto soprattutto per le sue incisioni che esplorano le possibilità percettive dello spazio, sia bidimensionale che tridimensionale, anzi giocando spesso nell’intersezione fra i due per creare costruzioni impossibili e tendenti all’infinito.

Fanno ormai parte dell’immaginario comune le scale che si intersecano su piani perpendicolari percorse in tutti i sensi da personaggi che non possono arrivare in alcun luogo, i pesci che si trasformano progressivamente in uccelli, i quadrati che danno vita a foglie frastagliate e sinuose, le formiche che si rincorrono su nastri. Alla base di queste composizioni non può esserci che una dettagliata conoscenza della geometria, dei frattali e del procedimento noto come tassellatura, che consiste nel ricoprire il piano di figure geometriche ripetute all’infinito senza sovrapposizioni, che Escher varia e anima di elementi animali e vegetali.
Posso datare con precisione il mio primo incontro con Escher, perché la mia antologia di italiano delle medie aveva in copertina un suo lavoro, una superficie circolare tassellata con pesci, che tendevano all’infinito verso il margine. Sono sempre stata affascinato da quella copertina, cui sono molto affezionato. Non conoscevo tuttavia questi Rettili, che ho scoperto la scorso capodanno ad Amsterdam. Vi si ritrovano molte delle tematiche care a Escher: la tassellatura del piano che a partire da semplici esagoni da vita ad animali, la commistione fra mondo che rende possibile ai piccoli alligatori di prendere vita e staccarsi dal piano per percorrere un circolo e tornare a farsi carta e inchiostro, la vena ironica e surreale. Gli oggetti ai lati della composizione principale sembrano rimandare in parte alla patria di Escher, in parte ai paesi ch visitò e amò nel corso della vita. All’Olanda rimandano infatti la bottiglia di terracotta che chiaramente contiene Jenever, il tipico liquore a base di ginepro, ma anche il libro aperto, caro ai pittori fiamminghi di nature morte, soprattutto seicenteschi, e che ritroviamo anche in Van Gogh, che dipinse una monumentale Bibbia, insieme memento mori e simbolo della sua forte e sofferta fede religiosa. Parlano invece di Mediterraneo, di Spagna e di Italia le due piccole succulente, una Mammillaria e un’Aloe.
Se la signora dell’episodio citato in epigrafe pensava ad una rappresentazione della reincarnazione, ipotesi che lo stesso Escher sembra smentire, intendendo fra le righe che sensi reconditi, nelle sue opere, non vanno cercati, a me questo lavoro sembra una rielaborazione ironica dei grafici con cui di solito si rappresenta l’evoluzione della vita sulla terra. Mentre in quei casi si rappresenta un pesce che diventa anfibio e poi rettile e infine mammifero, qui evoluzione non esiste, e l’animale prima e dopo l’emersione dal caos cui è destinato a tornare è sempre e solo, un povero rettile.

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