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Portulaca grandiflora

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La scorsa settimana ho passato alcuni giorni a Casciana Terme, ridente località della provincia di Pisa, che ormai da dieci anni mi vede per almeno un mese fra i suoi abitanti. Appuntamento immancabile è il mercato del giovedì mattina, dove sino ad ora mi portava la necessità di compiere insani acquisti presso le bancarelle cinesi con improbabili mutande a 1 €… quest’anno tuttavia il mio interesse è stato attratto dalla bancarella dei fiori, dove ho acquistato due vasetti di piantine fiorite, che il venditore mi ha indicato essere del genere Portulaca. Le piante appartenenti a questo genere, come spesso capita molto variabili le une dalle altre e in alcuni casi commestibili sia in insalata che previa cottura, non sono tutte succulente: queste che ho acquistato hanno invece delle foglie a forma di aghi, sottili e allungate, terminanti a punta, che lo sono chiaramente. Ognuno dei due vasetti comprende in realtà tre piante diverse, con fiori di colori differenti: in uno dei vasi ci sono piante che danno fiori bianchi, fucsia e rosa, mentre nell’altro ci sono fiori gialli, rosa scuro e rosa salmone. Le forma delle foglie e dei fiori rendono inequivocabile il riconoscimento della specie come Portulaca grandiflora. In questo momento ci sono pochissimi fiori aperti, ma tutte le piante sono piene di bocci, e non vedo l’ora che si schiudano (possibilmente tutti insieme, grazie! In modo che i apprezzino tutte le differenze di colore!). Da quanto mi ha spiegato il fioraio, la pianta dovrebbe essere annuale, ma al termine della fioritura dovrebbero prodursi semi in grande quantità: quindi lasciando indisturbata la fioriera in cui ho trapiantato i due vasetti, il prossimo anno dovrei ritrovarmi una proliferazione di Portulaca… Ho letto che è da considerarsi sostanzialmente una specie infestante, quindi temo un po’ i risultati dell’operazione!

Pillole di filosofia cactacea

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Quanta è la varietà del mondo delle succulente, tanta è la varietà del mondo degli appassionati. Le tipologie individuabili sono davvero infinite: c’è l’ottimista incurante, che compra piante grasse e le sistema poi in un ambiente del tutto inadatto, stupendosi se la piantina, in cerca di luce, si allunga a dismisura fino a cambiare baricentro e lanciarsi nel vuoto; c’è il perfezionista addicted, che sterilizza i vasi e perfino il terreno, si tormenta sulla giusta composizione del substrato e sulla quantità di calcare nell’acqua di rubinetto; c’è il tipo sadico che sperimenta innesti, ibridazioni, sopravvivenza in condizioni estreme; c’è il tipo ingegneristico-professionale, che ama progettare serre iperspaziali per consentire alle proprie piantine di superare l’inverno in modo confortevole….
E si potrebbe andare avanti all’infinito. Tuttavia, la differenza secondo me più significativa, e per così dire alla base di tutte le scelte posteriori, riguarda l’aspetto puramente estetico, ed ho avuto modo di osservarla e farmene incuriosire riguardo alle piantine crestate, come anticipavo in un precedente post.

La maggior parte delle succulente, ed in particolare le cactacee, sono caratterizzate da un aspetto regolare e simmetrico, e si sviluppano spesso secondo geometrie radiali, che ispirano a mio parere un senso di armonia ed equilibrio. Come le stelle marine, o come i ricci: l’occhio è portato a cercare il modulo di base che si ripete nella struttura della pianta, il ritmo che ne costituisce il respiro segreto.

Ci sono poi piante che rompono questo schema con la loro prepotente individualità. Sono esemplari, per l’appunto, che sono in tutto e per tutto o in parte crestati, o mostruosi, o deformati da qualche avversità. La simmetria si rompe, il ritmo incespica, l’ordine si annulla: la pianta cresce in modo atipico e per questo unico, assumendo forme irripetibili.

Giardino botanico Catania

Ecco, il mondo degli appassionati mi sembra dividersi in questi due gruppi principali: ci sono quelli che amano la simmetria, l’ordine, la geometria, e quelli che amano vedere nelle bizzarre forme assunte da certe piante grasse animali immaginari, sembianze antropomorfe e oggetti. In genere questi ultimi individui hanno l’inguaribile predisposizione a “salvare” piantine abbandonate o in difficoltà, maltenute e maltrattate nei supermercati o a casa di amici. Non disdegnano di prendere con sè piante cadute dai terrazzi o gettate ai cassonetti. Il primo tipo di appassionato è invece un amante del bello e dell’ordine, e tende a non sprecare il proprio tempo con piante imperfette.

Ho notato che io, complici forse gli studi classici, quando entro in un vivaio mi sento attratta in primo luogo dalle piante belle e perfette, ma poi quando sento dire “non ti sembra una lumaca? questa va salvata” provo un’indicibile struggimento e un’enorme tenerezza… Sì, quella che sembra una lumaca va immediatamente salvata.