Archivi tag: piante

Goccia a goccia

Standard

Quando mi assento per qualche giorno da casa, delle mie piantine si occupa, con la precisione e la cura che la caratterizza (e sobbarcandosi i quattro piani di scale che conducono nei 12 mq), Alice di Pane libri e nuvole, che mi invia anche dei preziosi reportage fotografici dei progressi del mio giardino pensile. Mi rassicura molto sapere che in mia assenza è in buone mani. Ed è proprio un regalo della mia amica la piantina di Sedum rubrotinctum che possiedo.

Quando l’ho ricevuta, esattamente due anni fa, era in un vasetto di sei centimetri di diametro, mentre adesso l’ho travasata in un vaso molto più grande, e nonostante questo (o proprio per questo) l’espansione sembra inarrestabile! Le radici nascono ovunque, anche dove gli steli non incontrano la terra, e si sviluppano in aria, chissà dove pensano di poter arrivare!

Mi piace moltissimo questa pianta, e non solo perchè racchiude tante sensazioni positive: mi piace la forma a goccia delle foglie, le sfumature di rosso che le tingono, ma soprattutto il modo in cui, crescendo, gli steli si avvolgono su se stessi a spirale, in una sorta di vertigine verso l’infinitamente piccolo che deve trovarsi all’interno del vaso, dentro le radici e nel cuore pulsante della pianta.Sedum rubrotinctum (2)Sedum rubrotinctum (1) Sedum rubrotinctum (3) Sedum rubrotinctum (4)

La collezione succulenta del Giardino Botanico di Catania

Standard

Negli ultimi dieci anni ho viaggiato diverse volte in Sicilia, finendo per conoscerla un po’ tutta, quanto almeno si può conoscere senza viverci una terra così varia e multiforme. Fra le tante città che ho visitato, Catania è forse la più bella: la misteriosa vicinanza del Duomo con la Pescheria, il mercato del pesce, divisi da una fontana che nasconde un fiume sotterraneo; via dei Crociferi con le sue quattro chiese e i suoi monasteri che riassumono, nello spazio di duecento metri, un intero manuale di architettura barocca, e sembrano racchiudere fra le cancellate e le grate di ferro battuto vite, pensieri, sospiri e mondi perduti; piazza Stesicoro con i carretti dei gelati e la gente a chiacchiera; via Etnea con i suoi negozi e le pasticcerie; il castello Ursino edificato sul mare e da esso allontanato inesorabilmente dall’eruzione del 1693… Non è possibile enumerarne tutte le meraviglie, che si svelano anche nei più oscuri e decadenti cortili, trovati aperti per caso e inondati dalla vita dei fiori.
Ogni terrazza ospita almeno una pianta grassa, e basta passare dieci minuti con il naso all’insù per capire che in Sicilia il clima è davvero favorevole per le piante grasse: tutto ciò che a Firenze è una modesta piantina, qui sembra crescere sotto gli occhi in dimensioni mastodontiche… Sapendo dunque che la città è provvista di un orto botanico, le mie aspettative al riguardo si fanno molto elevate, e la visita non delude! Situato lungo la via Etnea, in una posizione leggermente decentrata, l’Orto Botanico di Catania è un piccolo gioiello ottocentesco ormai assediato da costruzioni ed edifici con appartamenti che sembrano risalire agli anni Sessanta del Novecento. Ma una volta varcato il cancello, non esiste più il traffico e l’andirivieni della gente, i rumori giungono attutiti e le uniche protagoniste sono loro, le piante.

Giardino botanico di Catania

Il patrimonio del giardino, distribuito su circa 16000 metri quadrati e prevalentemente collocato all’aperto, è suddiviso per collezioni particolari, fra ci spiccano le palme, le piante spontanee della Sicilia, e naturalmente le succulente, al posto d’onore sul lato sinistro dell’ingresso. Dal 1887 ad oggi, la collezione si è ampliata fino a comprendere migliaia di esemplari che rappresentano 2000 specie, soprattutto Cactacee, ma anche Asclepiadacee, Euphorbiacee, Agavacee, Crassulacee.

Orto botanico di Catania

Gli esemplari più impressionanti sono degli Echinocactus grusonii di enormi dimensioni, secolari, che accolgono il visitatore proprio accanto al cancello del giardino. Ma anche i Ferocactus non scherzano! Molto bello è anche il settore dedicato alle Opuntie, genere rappresentato da diverse specie che si differenziano per la forma e la grandezza delle pale, la distribuzione delle spine, il colore dei fiori (e a maggio sono nel pieno della fioritura).
Non ci sono soltanto piante grasse, tuttavia: ho amato tantissimo questi fiori, nativi del Perù, di cui purtroppo non ho memorizzato il nome!

20120609-163350.jpg

Un cestino di cactus

Standard

Immortalo immediatamente questo regalino che mi hanno portato i miei genitori stasera. Sono cinque vasetti di cactus, che il fioraio che confezionato in una sorta di cestino realizzato con la carta velina verde, tenuto insieme grazie ad un nastro rosa che richiama il colore dei fiorellini della piantina centrale, con un effetto cromatico molto grazioso.

Mi avventuro nella spinosa questione dell’identificazione, altrimenti so che non andrò a dormire stasera. In omaggio alla mia amica di Il mio te mi accingo all’opera davanti ad una tazza di Grand Jasmin Chun Feng, profumatissimo e delicato al tempo stesso (e poi le bustine di stoffa sono meravigliose…)!

La prima pianta in alto a sinistra pare essere un Lemaireocereus pruinosus, di cui posseggo altri due esemplari gemelli nel medesimo vaso, che presentano tuttavia, a differenza di questo, una avvitatura del fusto intorno all’asse verticale. Quindi sono diverse!

La pianta successiva, che ha prodotto un gran numero di germogli basali di differenti dimensioni, è invece una Mammillaria, come si può riconoscere facilmente dai tubercoli all’apice dei quali sono presenti le spine, disposte radialmente e caratterizzate da un bel colore giallo. Potrebbe essere Mammillaria elongata. Potrebbe. Ma forse non è. Le specie del genere assommano a circa 2 miliardi senza contare cultivar e varietà, e non ci si capisce niente. Necessitano ricerche ulteriori per pronunciarsi. Ah, ci sono i boccioli, mi aspetto che fiorisca presto dunque! Questa non ce l’avevo, evviva!

Nella fila davanti, il fioraio ha disposto tre cactus più piccoli. Quello a sinistra credo sia un Gymnocalicium. Ho altre tre piantine appartenenti a questo genere, ma di specie diverse, una delle quali lo scorso anno, prima di essere attaccata dall’odiosa cocciniglia, mi aveva dato dei bellissimi fiori rosa chiaro. La cocciniglia è stata debellata infilzandola con gli stuzzicadenti e irrorandola di alcol in soluzione acquosa, e mi auguro che la piantina possa riprendersi. Anche questa, tuttavia, ha un bel bocciolo, da cui occhieggiano petalini rosa. La piantina centrale è chiaramente un’altra Mammillaria, che è invece in piena fioritura, con fiori già sbocciati e altri ancora da schiudersi, disposti su ben quattro ordini diversi. L’ultimo cactus a destra è davvero particolare. Si tratta infatti di un esemplare crestato: ovvero un cactus per motivazioni genetiche che sfuggono ai più si è sviluppato secondo una geometria diversa rispetto a quella che sarebbe caratteristica della sua specie (mettiamola così va che di meglio non so fare, soprattutto a quest’ora). Mi piace tantissimo! A proposito, la crestatura dei cactus mi ha sempre spinto a riflessioni che conto di pubblicare al più presto in pillole di filosofia cactacea! Ma il passo successivo è l’aggiornamento della mia tabella: si arriva a quota 97!

L’anello di congiunzione fra l’uomo e il cactus

Standard

Oggi ho aggiornato dopo gli ultimi acquisti la cactustabella e ho realizzato di essere arrivata a quota 92 (novantadue) piante grasse! Senza contare le talee che stanno ancora radicando e che per scaramanzia non aggiungo alla cactustabella fino a quando non saprei proprio.

 

Ma poichè non si può iniziare dalla fine, è necessario presentare l’apparentemente innocua piantina che ha dato origine alla follia botanica. Naturalmente quando l’ho comprata non avevo la benché minima idea di che pianta si trattasse: mi piaceva e basta. Con il passare del tempo un po’ di ricerche le ho fatte, e ho capito trattarsi di un esemplare di Mammillaria polythele inermis, che ha prodotto quattro germogli basali. Si tratta di piantine anch’esse autonome, che si potrebbero anche separare dalla pianta madre e mettere a radicare. Però per ora mi piace lasciare questa piantina così com’è. Quando l’ho portata a casa la annaffiavo pochissimo, perchè pensavo che le piante grasse dovessero avere poca acqua. La poveretta, dopo un periodo di coraggiosa resistenza, ha iniziato ad afflosciarsi, a sgonfiarsi, a implorare pietà. Non sapendo che fare e già in preda al panico, ho provato a dare più acqua ed ecco che in pochissimo tempo è praticamente raddoppiata in altezza e in larghezza, ed ha tirato un bel sospiro di sollievo!

Come tutte le piante appartenenti al genere Mammillaria, è caratterizzata dalla presenza di tubercoli, che per la loro forma danno il nome al genere stesso. All’apice di ogni tubercolo ci sono le spine, in questo caso piuttosto corte e morbide. I fiori spuntano fra tubercolo e tubercolo, soprattutto in prossimità del vertice della pianta; sono piccoli e di colore rosa intenso. La fioritura, lo scorso anno, si è protratta a lungo, e ha dato origine a numerosi frutti anch’essi di colore rosa, all’interno dei quali ci sono i semi. Ho provato a seminarli ma forse era già troppo tardi: i germogli sono spuntati velocissimamente, ma poi durante l’inverno non li annaffiati, limitandomi a vaporizzarli ogni tanto, quindi non sono cresciuti granchè e non so se la situazione potrà migliorare adesso che inizia la bella stagione (se inizia).

Adoro questa piantina, è piena di bei ricordi…