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Qua ci stiamo solo scaldando

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L’inverno è stato molto duro qua nei 12mq. Non ha fatto particolarmente freddo, lo sappiamo, però ha piovuto tanto, e anche sopra le piante, dopo l’implosione della serra lo scorso ottobre, avvenuta mentre non ero in casa e in concomitanza con una bella acquata. Adesso, rinvasando, ho dovuto fare la conta dei caduti… Fra i tanti, anche la Mammillaria polythele inermis che è stata la prima pianta della mia collezione. Insomma un inizio di primavera vagamente turbato dalla consapevolezza che avrei potuto fare di più e meglio questo inverno, ma le circostanze non me lo hanno consentito.

Per fortuna che i cactus mica aspettano me: quelli vanno alla grande con le loro gambe. Per esempio, la Mammillaria bombycina di cui ho parlato già lo scorso anno è ormai un monumento vivente, e a tre piani: non si sa come faccia, continuano a puntare alla base polloni su polloni, e adesso sia la pianta madre che i polloni sono pieni di boccioli… Quando prende il via chi la ferma più? Sarà un cesto di fiori rosa, piccoli ma coloratissimi e, soprattutto, imbattibili, alla faccia della serra e del marciume! Insomma, qua ci stiamo solo scaldando…
Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina

Cupole di minareti

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A questo mi fa pensare la forma a cipolla dei bocci ancora chiusi della Mammillaria polythele inermis: un paesaggio fatato e misterioso, in lontananza.

Questo inverno ho temuto davvero per questa pianta, cui sono molto affezionato perchè è la prima che ho acquistato, lo confesso. Non ho capito perchè, la lanugine bianca che sta all’apice vegetativo era diventata grigio-nera, e come polverosa, mentre delle macchie gialle sembravano diffondersi sull’epidermide. Devo aver commesso qualche errore che non comprendo, ma ora sembra che tutto vada per il meglio.Mammillaria polythele inermis - bocci 2 Mammillaria polythele inermis - bocci 3 Mammillaria polythele inermis - bocci

Cuccioli di cactus

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Raramente mi sono cimentato nella semina: un po’ per pigrizia, un po’ per scoramento… L’operazione in sè non è complessa, e devo dire che in genere i primi risultati sono ottimi: tutte le volte i semi sono germogliati, e anche velocemente. Solo che poi c’è sempre un qualche problema: o la terra diventa compatta come cemento, e si forma una crosta di muffe e borraccina che uccide i semenzali, oppure intervengono miriadi di moscerini che si pappano il tutto (e fanno anche un po’ schifo…). Insomma, la cosa non mi soddisfa mai pienamente. Se poi uno va a leggere sui vari forum, ti cascano le ali: chi sterilizza il terreno, chi si contruisce germinatoi atomici, chi esamina le fasi lunari e le maree prima di procedere… Insomma non ce la posso fare!

Oggi, con mio grande stupore mi sono accorto che ai piedi della mia prima pianta, una bella Mammillaria polythele inermis che ormai è diventata grande e bella accestita, è nato un gruppetto di cuccioli di cactus, in modo del tutto naturale e spontaneo. Alla fine della scorsa estate avevo omesso di togliere i frutti dai cactus che ne avevano, e mal me ne incolse in un caso; in questo caso si vede che un frutto si è aperto, ha lasciato cadere i semi sul terreno e quelli hanno fatto il loro dovere, senza alcun accorgimento, senza alcuna cura! Che belli che sono! E ora mi attanaglia il dubbio morale: che devo fare? Li lascio lì? Cerco di trapiantarli? Perchè fitti fitti come sono sicuramente non ce la faranno a crescere tutti… Aiutoooo!!!Mammillaria polythele inermis - semenzali (Medium)

Piumino is back!

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Diciamoci la verità, nel mondo dei cactus l’inverno è una stagione di una noia mortale. Si sta tutti rintanati nella serra, stretti come sardine e non ci si può nemmeno sgranchire un po’ le areole se non a costo di pungersi orrendamente scontrandosi l’uno con l’altro. Insomma il letargo non è per niente divertente. Metti poi che in realtà non ha fatto il freddo che avrebbe dovuto, e che quando il sole picchia sulla serra fa comunque un caldo allucinante… E tralasciamo dunque il fatto che mi sembra proprio che qualche pianta abbia finito per bollire [fischietti con aria indifferente]…

Ma se pensavate con questo di esservi liberati di me, vi sbagliavate!

Ta-daaaaaa! L’imprevista nonchè coraggiosa fioritura di una bellissima Mammillaria mi offre il destro per fare un trionfale (???) ritorno sulla scena. Inutile ribadire come sia per me sostanzialmente inutile cercare di identificare una Mammillaria… lo confesso, mi sembrano tutte uguali (non me ne vogliano i puristi). Anzi, se ci fosse qualche dotto suggerimento sarebbe accolto con grandissimo piacere… Insomma AIUTATEMI!!!

Questa in particolare è una pianta di notevoli dimensioni (alta circa 15-20 cm), caratterizzata dalla presenza di una grande spina uncinata (ahi-ahi!) al centro di ogni areola, da una fitta lanugine candida nelle ascelle e da un prorompente accestimento alla base del fusto. I fiori, come spesso accade nel genere Mammillaria, non sono niente di speciale: la cosa che mi piace di più di questa pianta è in realtà il contrasto fra il verde dell’epidermide e la spruzzatina di neve che ci sta sopra!

Non ne posso proprio più dell’inverno. Si era capito? Per fortuna che fra poco è tempo di rinvasi…

Mammillaria sp.Mammillaria sp.Mammillaria sp.foto (2)

Un cactus per dire: “Buon compleanno!”

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Oggi è una ricorrenza speciale: è il compleanno della prima e – spero tuttora – più assidua lettrice nonchè fan di questo blog, mia mamma! Per questo le voglio dedicare un post su una delle mie piante preferite: la Mammillaria gracilis. Una cactacea di piccolissime dimensioni, ma straordinaria sotto tanti punti di vista.

In primo luogo da quello estetico: personalmente la trovo bellissima, con la sua epidermide di un tenero verde chiaro che fa da sfondo al bianco candido delle spine, e con la sua struttura ad articoli di forma rotondeggiante che non può che fare simpatia. Sembra un alberello in miniatura ricoperto di fiocchetti di neve, o un albero di Natale già decorato di palline! In secondo luogo per la sua incredibile vitalità: accestisce a vista d’occhio, e non solo alla base, ma anche lungo il fusto. Se si guardano bene le immagini, si vede che il corpo della pianta è percorso da protuberanze che sono come piantine in miniatura: si tratta di polloncini, che diventando adulti contribuiranno a formare un cespo denso e compatto, come una sorta di cuscino! Se urtati, gli articoli cadono facilmente, e si possono trapiantare in un vasetto per farli radicare e ricavarne delle talee, ma ultimamente ho iniziato a lasciarli radicare nel vaso della pianta madre, in modo da creare piano piano un cuscino ancora più ricco…

La struttura è quella tipica delle piante appartenenti al genere Mammillaria, con tubercoli, in questo caso di dimensioni molto contenute, alla cui estremità spuntano le areole. Le spine, disposte radialmente, formano una coroncina bianca e morbida al cui centro compare, nei fusti più vecchi, un’unica spina di maggiori dimensioni e di colore scuro, disposta perpendicolarmente rispetto alla superficie. Le spine tendono a ricoprire la pianta e a nascondere l’epidermide sottostante, per cui l’impatto visivo prevalente è quello di una pianta tutta bianca… I fiori, che stanno iniziando a spuntare adesso, si collocano nelle ascelle fra tubercolo e tubercolo, e sono di un giallo chiarissimo, così come gli stami ed il pistillo.

Ma la caratteristica più divertente di questa pianta è senz’altro la presenza dei polloncini: non mi stancherei mai di guardarli e di fotografarli. Se cerco di spiegarmi il perchè di questa predilezione, mi sovvengono ricordi di una vita precedente in cui facevo l’archeologo (ebbene sì, che credete che un pulcino non possa tenere in mano una pala?! ma non fatemi diventare aggressivo per favore) e mi viene in mente che la miniaturizzazione è una tendenza molto comune in tutte le culture umane in numerosi aspetti della vita sociale e soprattutto religiosa. Le offerte agli dei ad ai defunti, ad esempio, sono in gran parte costituite da oggetti, animali e persone rappresentate in dimensioni inferiori a quelle reali…  Mi piace fare della filosofia spicciola e banalizzante nonchè proferire osservazioni prive di senso: direi che la possibilità di rappresentare la realtà in questa forma “tascabile” ha sempre affascinato l’uomo. Alla stesso modo, è affascinante contemplare questi microcosmi… non sarà un caso che anche i giocattoli siano spesso oggetti da adulti miniaturizzati nelle dimensioni adatte ad un bambino?

Work in progress

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La piccola Mammillaria zeilmanniana che i miei genitori mi hanno regalato ad aprile insieme ad altre quattro cactacee ha continuato a fiorire senza interruzione: in effetti si tratta di una delle specie più fiorifere del genere Mammillaria. La pianta ha un portamento globulare, che tende a divenire cilindrico con il passare degli anni, quando la pianta inizia anche ad accestire emettendo polloni basali. Come le altre Mammillaria, genere di cui possiedo numerosi esemplari, non ha costolature ma tubercoli, di forma ovoide in questo caso, privi di lanugine, al sommo dei quali è presente l’areola con le spine. La forma, la disposizione ed il colore delle spine hanno una grande variabilità nel genere Mammillaria, ed è affascinante osservare come piante dalla struttura generale molto simile, tanto da sembrare a prima vista identiche, differiscano poi profondamente nei dettagli. La Mammillaria zeilmanniana ha, per ogni areola, un gruppo di spine di colore bianco disposte in modo radiale, piuttosto corte e sottili, e quattro spine più lunghe, centrali, di colore giallo-bruno. I fiori sono grandi circa 2 cm, diurni, ed hanno petali allungati e appuntiti, dal colore rosa che diventa più intenso verso il centro del fiore; rosa sono anche gli stami; solo le piccole antere ed il pistillo sono color crema. Quest’ultimo sembra un piccolissimo fiore nel fiore. Coltivo questa pianta in pieno sole e mi sembra che apprezzi! Io sinceramente un po’ meno, visto che per fotografarne i fiori mi sono fatto una sudata di tutto rispetto…

Le antere sono cariche di polline, che è sparso su tutta la corolla come una polvere luminosa, ben visibile nelle foto. E dato che ci siamo chiesti se esistesse il te al cactus, e abbiamo avuto risposta positiva, credo doveroso a questo punto chiedersi se esista anche il miele di cactus: sembra che le api apprezzino questi fiori in particolar modo, come quelli della vicina Mammillaria polythele inermis… Attendo informazioni al riguardo, chi sa fornirmele?

Una fra milioni: Mammillaria occidentalis

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So che non dovrei dirlo, ma le piante del genere Mammillaria, sebbene proprio da una di esse nasca la mia passione per le succulente, non mi fanno impazzire. Si tratta di un genere vastissimo, in cui sono classificate centinaia… migliaia… milioni di milioni di specie (no vabbè, solo qualche centinaio, la smetto di fare lo sborone), riconoscibile facilmente per l’assenza delle costolature tipiche delle cactacee e per la presenza di particolari strutture, denominate tubercoli: sostanzialmente delle sporgenze cilindriche o coniche, distribuite a spirale, che danno per l’appunto il nome al genere (dal latino mammilla=mammella). Se riconoscere il genere è un lavoretto da principianti – oggi sono così, me la tiro un po’ – riconoscere la specie è tutt’altra cosa: c’è veramente una grande varietà nel portamento, nelle caratteristiche e nella disposizione delle spine, dei fiori, dell’eventuale lanugine… Roba da non dormirci la notte! Insomma, ci sarebbe obiettivamente di che divertirsi, ma il fatto è, diciamoci la verità, che le Mammillaria in genere fanno dei fiori piuttosto piccolini, ed io mi sono abituato troppo bene con l’Echinopsis e con i Gymnocalycium

La Mammillaria di oggi appartiene alla specie Mammillaria occidentalis (spero), ed è uno dei primi acquisti dell’agosto dello scorso anno. Si tratta di una pianta dal portamento colonnare, molto accestita alla base. Già lo scorso anno ha fatto un paio di fiori, poi durante l’inverno mi ha molto dato da pensare: una parte del fusto è diventata di un simpatico colore rosa, ed ha iniziato a piegarsi, a rattrappirsi, a… Non ho capito cosa sia successo. In ogni caso, la situazione è un po’ migliorata adesso, e la pianta ha fatto molti fiori, sia dal fusto principale che da due dei polloni. Sarà buon segno? Speriamo! Magari era solo uno scherzo! (Un po’ pende ancora, però, a guardare bene la foto, sorvoliamo…)Come si può vedere dalle diapositive, i fiori spuntano dalle ascelle (è un termine tecnico, non è dovuto alla mia ignoranza! tzè!) fra i tubercoli, in una posizione diversa rispetto alla maggior parte delle cactacee: non sull’apice vegetativo, ma in posizione periapicale, ovvero nella parte di fusto cresciuta l’anno precedente. In questo caso si tratta di fiori abbastanza grandi, dai petali allungati di colore rosa chiaro ai margini e rosa intenso verso il centro della corolla. Il fusto è fittamente ricoperto di spine che spuntano dalle areole, disposte sulla parte terminale di ogni tubercolo, secondo uno schema geometrico perfetto: una spina più lunga al centro, coassiale rispetto al tubercolo, ed una corona di spine più corte disposte in modo radiale. E’ curioso osservare che le spine nascono nere, per diventare successivamente bianche: le spine centrali di ogni areola mantengono più a lungo la colorazione originale rispetto a quelle radiali. Ecco il dettaglio del fiore: non è poi male alla fine, no?