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Prove a sostegno della teoria dell’anno sabbatico

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Inizio a pensare che la mia teoria dell’anno sabbatico applicata alle piante non sia proprio una solenne bischerata da pulcino ignorante. Dopo lo Stenocactus multicostatus e l’orchidea, me lo conferma il Carpobrotus acinaciformis, che era solo una talea nell’inverno del 2011, e nel giugno del 2012 fioriva con due bei fiori fucsia. Il 2013, il niente più assoluto.

Soliti interrogativi: che ho fatto di male, perché non fiorisci, che vuoi, perché non parli???

In effetti la fioriera in cui si trova non è molto grande, e la pianta tende ad estendersi molto, strisciandone fuori ed estendendosi laddove non ci sarà terreno ad accoglierla… Forse nel tentativo di fuggire dalle mie amorevoli cure?

E invece ecco qua: aprile 2014. Ho contato venti bocci che aspettano di aprirsi…Carpobrotus Carpobrotus

Lo Stenocactus coptonogonus, un parente ingombrante

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Ormai dal Natale del 2011 possiedo un bellissimo Stenocactus multicostatus, di cui ammiro ogni anno i bei fiori, ma soprattutto la fantasmagorica geografia della sua epidermide, profondamente solcata da antichissimi eventi geologici. Lo scorso aprile, alla Mostra mercato che si tiene al Giardino dell’Orticoltura di Firenze (anzi, ormai mancherà poco, devo informarmi….), ho acquistato una pianta naturalmente non cartellinata, ma che mi sembrava avere una qualche analogia: in effetti si tratta di uno Stenocactus coptonogonus, appartenente dunque al medesimo genere ma ad una specie diversa.

Sinceramente, l’ho ignorata per un anno intero. Senza cattiveria, però se ne stava là senza far niente e me ne sono completamente dimenticato. Poi deve aver deciso di non voler essere da meno del cugino, che anche questo anno mi ha gratificato dei suoi bei fiori. Adesso dunque ha iniziato a fiorire, ed è veramente molto bella: nonostante la prolungata e rigorosissima siccità in cui l’ho tenuta questo inverno. La pianta si è sgonfiata quasi completamente: lo dico per rassicurare tutti quelli che si chiedono “non sto annaffiando poco le mie piante?” e cercano on-line informazioni. No, almeno per quanto riguarda l’inverno, non si annaffia mai troppo poco. Anzi, è assolutamente necessario per la sopravvivenza della vostra amata cactacea, e non secondariamente per assicurarsi una bella fioritura a primavera.

E infatti, ecco qua i fiori dello Stenocactus, con i loro petali bicolori, bianco avorio al margine e porpora profondo al centro, e il cuore leggero e morbido, appena baciato dal polline.Stenocactus coptonogonus Stenocactus coptonogonus Stenocactus coptonogonus Stenocactus coptonogonus Stenocactus coptonogonus

Una fresia dimenticata

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Solo troppo tardi, questo inverno, mi sono ricordato che non avevo messo a dimora i miei bulbi: non avrei dunque avuto narcisi, giacinti e fresie a primavera. Eh sì, sono rimasti nel loro sacchettino di carta, ben riparato all’asciutto e lontano dalla luce, ma completamente dimenticati. Che disdetta, perché adoro questi fiori primaverili, che sono un vero e proprio benvenuto alla nuova stagione, al caldo, al sole…

Però sono stato fortunato, o le mie piante mi hanno voluto bene, perché una timidissima fresia, evidentemente rimasta nella terra inavvertitamente, ha fatto capolino lo stesso a dare il suo saluto alla primavera!Fresia

Qua ci stiamo solo scaldando

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L’inverno è stato molto duro qua nei 12mq. Non ha fatto particolarmente freddo, lo sappiamo, però ha piovuto tanto, e anche sopra le piante, dopo l’implosione della serra lo scorso ottobre, avvenuta mentre non ero in casa e in concomitanza con una bella acquata. Adesso, rinvasando, ho dovuto fare la conta dei caduti… Fra i tanti, anche la Mammillaria polythele inermis che è stata la prima pianta della mia collezione. Insomma un inizio di primavera vagamente turbato dalla consapevolezza che avrei potuto fare di più e meglio questo inverno, ma le circostanze non me lo hanno consentito.

Per fortuna che i cactus mica aspettano me: quelli vanno alla grande con le loro gambe. Per esempio, la Mammillaria bombycina di cui ho parlato già lo scorso anno è ormai un monumento vivente, e a tre piani: non si sa come faccia, continuano a puntare alla base polloni su polloni, e adesso sia la pianta madre che i polloni sono pieni di boccioli… Quando prende il via chi la ferma più? Sarà un cesto di fiori rosa, piccoli ma coloratissimi e, soprattutto, imbattibili, alla faccia della serra e del marciume! Insomma, qua ci stiamo solo scaldando…
Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina Mammillaria bombycina

Aspettando il Giardino dell’Iris

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Uno dei luoghi più belli di Firenze è, a mio parere, il Giardino dell’Iris: un luogo appartato e silente, che apre le porte ai visitatori in un periodo molto limitato dell’anno, dal 25 aprile al 20 maggio… Sarà anche per questo, ma quando penso al Giardino dell’Iris mi torna in mente sempre una lettura adorata durante l’infanzia, Il giardino segreto di F.H. Burnett: nel romanzo una piccola orfana, Mary Lennox, viene affidata alle cure dello zio, che vive in Inghilterra in una sontuosa ma assai triste residenza. Nelle sue esplorazioni, la bambina scopre l’esistenza di un angolo chiuso e inaccessibile del parco, un giardino segreto, appunto, dove ha trovato una tragica morte la moglie dello zio. Riescita ad entrare nel giardino, Mary lo trova in abbandono e riuscirà a farlo rivivere… Naturalmente questo sarà il prodromo per un lieto fine che vede lo zio liberato dal nostalgico ricordo della moglie e il cugino di Mary, malato e segregato in casa, finalmente guarito. Beh, detta così la storia non appare delle più avvincenti, ma la descrizione del giardino segreto, e anzi la sola possibilità della sua esistenza, mi ha sempre fatto sognare. Il Giardino dell’Iris è ben altra cosa, è inutile dirlo: è un piccolo paradiso curatissimo, ma il suo essere nascosto per buona parte dell’anno accende la fantasia.

Manca poco, ormai, e sono in trepida attesa, anche perché gli iris sono fiori bellissimi, e il Giardino ne conserva di tutti i colori e di infinite varietà: la visita dello scorso anno mi ha incantato.

In quell’occasione, parlai a lungo con uno dei giardinieri, chiedendo la soluzione di un annoso dilemma: quasi tre anni fa, all’arrivo nei 12mq, piantai alcuni rizomi di iris, di tre diverse varietà, in tre fioriere, di quelle rettangolari per i terrazzi. Non hanno mai fiorito, e temevo di aver sbagliato alla grande, ma in fondo in fondo, perversamente mi dicevo che forse non era colpa mia, e che è proprio impossibile la fioritura di questo fiore in vaso. Non ultimo, l’esposizione a sud del terrazzo forse non era delle migliori.

Il giardiniere mi spiegò che sì, gli iris fioriscono anche in vaso, e non importa che sia molto profondo, perché il rizoma tende a svilupparsi in orizzontale e in superficie, senza bisogno di grande interro, anzi, può stare anche un po’ scoperto. Tartassato dalle mie domande, mi disse anche che il troppo sole forse andrebbe evitato, soprattutto in un contesto come quello di una terrazza fiorentina a meridione totale. Al ritorno a casa, ho rinvasato i miei iris in due conche circolari, ampie ma poco profonde, e le ho posizionate in modo da prendere il sole al mattino, ma da essere in ombra durante le ore più calde della giornata. Non li ho mai tolti dalla terra, e li ho lasciati esposti al freddo durante l’inverno. Forse ci ho azzeccato, perché adesso almeno uno sta per fiorire, manca poco: forse fiorisce proprio per l’apertura del Giardino dell’Iris.

Chi viene con me il 25 aprile?Iris

Il momento dell’orchidea

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Non sono uno che si rassegna, e il fatto che la mia orchidea, acquistata poco più di due anni fa splendidamente in fiore, non avesse più fiorito mi disturbava alquanto. Non ha mai smesso di emettere nuove foglie, a dire la verità, ma solo qualche settimana fa ho capito che era di nuovo pronta: dal centro della pianta è emerso un lungo stelo e piano piano, con una lentezza estenuante ma allo stesso tempo carica di aspettative, si è coperto di bocci. Tre giorni fa il primo si è aperto, finalmente.OrchideaOrchidea

La rassicurante forza dell’abitudine

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Come ogni anno, quando le giornate iniziano ad allungare e si sentono i primi cinguettii allegri, soprattutto la mattina presto al levare del sole, è segno che la primavera è alle porte. Le piante rispondono un poco alla volta, e una delle prime è il silente Sedum palmerii, che schiude i suoi minuti bocci dorati. A fotografarlo da vicino fa quasi male agli occhi, ma io li fotograferei tutti, non potendo viaggiare all’interno di questi mondi, specialmente quelli nel sole pieno che sembrano prendere fuoco tanto sono carichi di colore e di vita. A volte vorrei essere un’ape invece che un pulcino, che tanto siamo gialli uguali e con le ali, chissà se potrei trasformarmi con un po’ di impegno! La vicina dal balcone di fronte non si capacita di vedere un pulcino che fotografa con un cellulare per ore dei fiorellini tanto piccoli e insignificanti. Ma la verità ama nascondersi.

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