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Un’impari lotta all’Orto Botanico di Firenze

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Amo Firenze in modo incondizionato: è un’affermazione di una banalità, mi rendo conto, disarmante. A mia discolpa dirò che mi piace proprio tutto: ogni angolo di strada e di cielo mi riempie di felicità e di voglia di scoprire. Certo, la quantità di monumenti e tesori, straconosciuti o seminascosti, è davvero ingestibile, ed è un privilegio poter scegliere di perdersi nei Chiostri rinascimentali di Santa Maria Novella, recentemente restaurati e aperti al pubblico nella loro totalità, oppure in passeggiate dipinte nella Galleria d’Arte Moderna, dove è in corso una piccola ma deliziosa mostra di vedute della città dai Macchioli fino alla metà del Novecento.

Senz’altro non fa parte dei circuiti turistici più battuti, ma anche l’Orto Botanico in via La Pira è meta meritevole di una visita, che ho fatto approfittando della  mostra Dinosauri in carne e ossaVolete passeggiare in mezzo ai tirannosauri? Imbattervi nella carcassa di un triceratops abbandonata da qualche predatore distratto? E’ il momento giusto per andare, allora! – Che paura, sono enormi!

L’orto botanico fiorentino nasce nel 1545 per volere di Cosimo I come Giardino dei Semplici, ovvero come luogo deputato alla coltivazione delle erbe medicinali, ed era concepito come una sorta di laboratorio  per gli studenti della facoltà di medicina, che potevano qui ampliare e integrare le proprie conoscenze sulle proprietà delle piante. Per quanto mutato nel corso dei secoli, mantiene tuttora questa vocazione, costituendo una sezione del Museo di Storia Naturale, che fa ancora capo all’Università. Il progetto originario fu concepito da Niccolò Tribolo, ma subì notevoli modificazioni nel corso del Settecento e dell’Ottocento: di stampo ancora cinquecentesco sono le aiuole che si trovano lungo via La Pira, destinate alla coltivazione delle piante alimentari e officinali, mentre successive sono le serre che occupano gran parte dell’edificio che limita il giardino verso via Micheli, e dove si trovano esemplari di specie tropicali ed esotiche. Quando ho visitato l’orto, un paio di settimane fa, l’angolo più bello era la vasca delle ninfee, che sfoggiava fiori di incredibili sfumature dal giallo chiaro fino al violetto. Alberi secolari gettano la loro piacevole ombra, rendendo il giardino non solo un luogo di studio ma anche un’oasi felice nella calura della città: non è forse piacevole fermarsi a leggere un libro sotto un tasso piantato nel 1720 o a una sughera del 1805?

Ma veniamo al dunque! Dopo aver visitato l’Orto botanico di Catania e quello di Ginevra, avevo voglia di vedere come se la cavavano le cactacee delle nostre parti. La collezione è piuttosto ridotta, almeno per quanto è attualmente visibile, ma non mancano esemplari interessanti, come un piccolo Ferocactus variegato in un bel giallo limone, ed un enorme Gymnocalycium (?), fiorito, dall’epidermide completamente rossa. Come accade in ogni orto botanico che si rispetti, tuttavia, la parte del padrone la fa un maestoso Echinocactus grusonii, incoronato da fiori gialli disposti intorno all’apice vegetativo.

La sezione è introdotta da un interessante cartello, che recita: Attenzione piante spinose. Non accostarsi. Tenere per mano i bambini. Mi chiedo se in realtà il monito sia volto a tutelare i teneri virgulti umani dal possibile ferimento, o i virgulti vegetali dall’insana curiosità di questi ultimi…

Cactus alpini (mica sul serio… tanto per dire)

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Ginevra, distesa su due rive del lago Lemano proprio nel punto in cui nasce il Rodano, è la città più cosmopolita della Svizzera, con innumerevoli sedi di organizzazioni internazionali, hotel di lusso e negozi di generi alimentari pregiati, più gioiellerie che pizzicherie. Ma se le vie del centro offrono ghiottissime occasioni di shopping per tutti i gusti, la passeggiata in riva al lago e i numerosi spazi verdi della città meritano ben più di uno sguardo fugace. Proprio dalla passeggiata è possibile ammirare una delle attrattive turistiche più famose e suggestive della città: il Jet d’eau, una spettacolare fontana che si innalza da un pontile in mezzo alle acque per 140 metri, nata nell’Ottocento come valvola di sicurezza della centrale elettrica cittadina e successivamente divenuta uno dei simboli di Ginevra.

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La passeggiata sul lago è davvero gradevole, racchiusa fra il blu delle acque ed il bianco dei palazzi di fine Ottocento, e impreziosita da aiuole curatissime, in cui il verde dell’erba si accosta a bordure di fiori dalla perfezione inscalfibile. Tale perfezione floreale trova il suo culmine nell’Orto botanico della città, nei cui spazi è attualmente in corso una mostra sulla passione di Rousseau per le piante, che lo assorbì completamente sino a sfociare in una vera mania, come egli stesso ebbe a commentare.

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Le collezioni sono in parte ospitate all’aperto, in parte in serre di stile ottocentesco in ghisa e vetro. Il fiore all’occhiello del giardino è costituito dalla sezione dedicata al giardino roccioso, ovvero alle piante “alpine”: si tratta di arbusti ed erbe che si sono adattate a sopravvivere in ambienti montani a quote superiori rispetto alla vegetazione arborea. L’esposizione abbraccia la flora di tutti i continenti, e si distende su di un assolato pendio proprio all’ingresso dell’Orto botanico. Fra le piante rappresentate ci sono numerose succulente, dai Sempervivum ai Sedum, ma è nelle serre che il cactofilo potrà trovare maggiori soddisfazioni.

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Padroni di casa assoluti sono dei vecchissimi esemplari di Echinocactus grusonii, dalle belle spine dorate, ma non sono da meno anche gli Astrophytum e le Espostoa. Notevole è anche la collezione delle succulente non cactacee, fra cui molte Crassula, Echeveria, Aloe ed Euphorbia.
Una bella scoperta, che non c’entra niente con le succulente, ma merita comunque: il loto.

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La collezione succulenta del Giardino Botanico di Catania

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Negli ultimi dieci anni ho viaggiato diverse volte in Sicilia, finendo per conoscerla un po’ tutta, quanto almeno si può conoscere senza viverci una terra così varia e multiforme. Fra le tante città che ho visitato, Catania è forse la più bella: la misteriosa vicinanza del Duomo con la Pescheria, il mercato del pesce, divisi da una fontana che nasconde un fiume sotterraneo; via dei Crociferi con le sue quattro chiese e i suoi monasteri che riassumono, nello spazio di duecento metri, un intero manuale di architettura barocca, e sembrano racchiudere fra le cancellate e le grate di ferro battuto vite, pensieri, sospiri e mondi perduti; piazza Stesicoro con i carretti dei gelati e la gente a chiacchiera; via Etnea con i suoi negozi e le pasticcerie; il castello Ursino edificato sul mare e da esso allontanato inesorabilmente dall’eruzione del 1693… Non è possibile enumerarne tutte le meraviglie, che si svelano anche nei più oscuri e decadenti cortili, trovati aperti per caso e inondati dalla vita dei fiori.
Ogni terrazza ospita almeno una pianta grassa, e basta passare dieci minuti con il naso all’insù per capire che in Sicilia il clima è davvero favorevole per le piante grasse: tutto ciò che a Firenze è una modesta piantina, qui sembra crescere sotto gli occhi in dimensioni mastodontiche… Sapendo dunque che la città è provvista di un orto botanico, le mie aspettative al riguardo si fanno molto elevate, e la visita non delude! Situato lungo la via Etnea, in una posizione leggermente decentrata, l’Orto Botanico di Catania è un piccolo gioiello ottocentesco ormai assediato da costruzioni ed edifici con appartamenti che sembrano risalire agli anni Sessanta del Novecento. Ma una volta varcato il cancello, non esiste più il traffico e l’andirivieni della gente, i rumori giungono attutiti e le uniche protagoniste sono loro, le piante.

Giardino botanico di Catania

Il patrimonio del giardino, distribuito su circa 16000 metri quadrati e prevalentemente collocato all’aperto, è suddiviso per collezioni particolari, fra ci spiccano le palme, le piante spontanee della Sicilia, e naturalmente le succulente, al posto d’onore sul lato sinistro dell’ingresso. Dal 1887 ad oggi, la collezione si è ampliata fino a comprendere migliaia di esemplari che rappresentano 2000 specie, soprattutto Cactacee, ma anche Asclepiadacee, Euphorbiacee, Agavacee, Crassulacee.

Orto botanico di Catania

Gli esemplari più impressionanti sono degli Echinocactus grusonii di enormi dimensioni, secolari, che accolgono il visitatore proprio accanto al cancello del giardino. Ma anche i Ferocactus non scherzano! Molto bello è anche il settore dedicato alle Opuntie, genere rappresentato da diverse specie che si differenziano per la forma e la grandezza delle pale, la distribuzione delle spine, il colore dei fiori (e a maggio sono nel pieno della fioritura).
Non ci sono soltanto piante grasse, tuttavia: ho amato tantissimo questi fiori, nativi del Perù, di cui purtroppo non ho memorizzato il nome!

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