Archivi categoria: Cactusaggini e cactuserie

“Prendi me! Prendi me!”

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cactus cioccolataEra un po’ che non scovavo qualche cactusaggine in giro. Qualche giorno fa, curiosando con Alice di Pane libri e nuvole per la Fiera di Firenze, alla Fortezza da Basso fino al 27 ottobre, non abbiamo mancato di farci un giro fra gli stand del cioccolato, per cui nutriamo una discreta passione (ma più io forse), e abbiamo trovato questi piccoli cactus di cioccolato fondente e cioccolato bianco.

Non che la cosa abbia un grande interesse a dire il vero, però mi ha fatto tanto ridere quello che mi ha fatto notare la mia amica: ovvero che i piccoli cactus, che ripetono la classica e stereotipata immagine del Saguaro, con le loro braccine protese sembrano dire: “scegli me! scegli me!”… Questa cosa mi ha fatto così tanto allegria che mi andava di condividerla!

Earth Day 2013

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ImmagineNon potete non saperlo! Oggi ricorre l’Earth Day, ovvero il Giorno della Terra: una giornata dedicata dalle Nazioni Unite alla celebrazione del nostro pianeta e delle sue infinite meraviglie naturali, ma anche e soprattutto alla sensibilizzazione nei confronti delle problematiche ambientali quali l’inquinamento, la distruzione degli ecosistemi, lo sfruttamento eccessivo delle risorse, l’estinzione di animali e piante. L’istituzione di questa ricorrenza risale al 1970, quando l’opinione pubblica americana venne fortemente colpita dal disastro ambientale che vide, nel 1969, un’ingente fuoriuscita di petrolio da un pozzo di Santa Barbara, in California. Sull’onda delle proteste che ne seguirono, il 22 aprile del 1970 20 milioni di cittadini si mobilitarono per portare all’attenzione della classe politica l’importanza della salvaguardia della Terra. E naturalmente, 43 anni dopo Piumino non poteva che unirsi alla celebrazione, prendendo spunto dalla campagna promossa dal network Grow the Planet, e al grido “anche i cactus sono ortaggi!!!” si è munito di cartello e si è messo a manifestare sulla terrazza.

Noi ci teniamo, e voi? Buon Earth Day a tutti!

Un microcosmo cactaceo

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microcosmo cactaceoUltimamente vivo in ritardo: mille progetti, mille cose da fare e da portare a termine…

Per questo non ho ancora ringraziato a sufficienza la mia amica Fancyhollow, che non si smentisce mai e che per il mio compleanno mi ha regalato nientepopodimenoche… un microcosmo cactaceo!

Ecco nella foto lo scatolino (già delizioso di per sè) che conteneva tutto il necessario per produrlo, ed il suo contenuto! Innanzitutto il globo in vetro, con la base appiattita in modo da non rotolare rovinosamente a terra, e con un’imboccatura che permette di creare all’interno il microclima ideale per far crescere dei cuccioli spinosi… A seguire, quella che vedete a destra non è una megaspirina per febbri tropicali, ma una zolletta di terra compattata con uno schiacciasassi, che basta reidratare con un po’ d’acqua e sbriciolare con le mani per ottenere circa un metro cubo di ottimo terriccio: avete presente come quegli asciugamanini grandi come una moneta da due euro e che poi a bagnarli diventano un telo da spiaggia? Uguale! Peccato che per compiere questa banale operazione io abbia prodotto una enorme quantità di sporcizia in casa e riempito le ciabatte di terra! Vabbè soprassediamo… Fatto ciò ci sono i semini da deporre sul terriccio e da coprire con la sabbiettina chiara che si trova nel sacchettino a destra!

Il contrasto all’interno del globo è davvero bello! Adesso vediamo quanto ci mettono a nascere…

Un fico d’India per Ottone I

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Ho sproloquiato di come mangiare cactus e di come i cactus siano presenti nel design contemporaneo, quindi a questo punto ritengo necessaria una severa riflessione sul ruolo del cactus nella storia dell’arte. L’insana idea mi è balenata oggi visitando la Neue Pinakothek di Monaco di Baviera, una straordinaria raccolta di pittura e scultura europee dalla fine del Settecento ai primi del Novecento. Passeggiare nelle 22 ariose sale del museo è come sfogliare un vero e proprio manuale, dalla pittura accademica di marca classicistica fino al simbolismo. Sono rappresentati, come è logico aspettarsi, soprattutto artisti tedeschi. Nelle loro opere, colpisce in primo luogo quella che Friedrich Overbeck definì “l’eterna nostalgia del Nord per il Sud”, per la sua arte, per la sua dolcezza, per la sua poesia. I paesaggi italiani e greci ricorrono frequentemente, sia in vedute velate di rimpianto, sia in grandiosi affreschi storici. Proprio in uno di questi ultimi, L’ingresso di Re Ottone di Grecia a Nauplio di Peter von Hess, l’artista ha rappresentato, con una precisione che fa da contrappunto alla minuziosa descrizione dei costumi e delle acconciature ottomane, alcuni esemplari di Opuntia Ficus-Indica, che incorniciano la scena alludendo al paesaggio naturale circostante la città di Nauplio.

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Un tè nel deserto

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Di solito, quando mi avventuro nella rete a caccia di cactus, vado alla ricerca di informazioni per identificare e conoscere meglio le mie piantine, perdendomi nei meandri dei forum per gli appassionati del settore. Non ti rado, tuttavia, finisco per imbattermi in articoli che riguardano strani e imperscrutabili utilizzi delle succulente, oppure in oggettistica di gusto e di livello vari, sovente ma non sempre discutibile a dire il vero, ispirata al mondo delle piante grasse.

Curiosando nel cactus design mi sono assai divertito a valutare in quanti diversi oggetti si possa declinare l’immagine stereotipata del cactus: dal divano al portastuzzicadenti, dall’attaccapanni alla lampada, fino ad arrivare al sex toy (ometto il link, cercatevelo!)! I diversi portamenti caratteristici delle cactacee si prestano infatti a ispirare oggetti d’uso o di decoro: così la forma colonnare, magari ramificata, tipica ad esempio del Saguaro e impressa nell’immaginario collettivo come il cactus per antonomasia, è assolutamente funzionale ad appendere o sostenere, mentre la forma globulare, tipica dei diffusissimi cuscini della suocera, ben si presta a contenere o a servire da seduta. Compilando una veloce e sicuramente inaccurata statistica, mi sono reso conto che non mancano le teiere a forma di cactus, o decorate con cactus. Mi è quindi gradito dedicare questo post alla mia amica di Il mio tè, come omaggio alla comune passione per questa bevanda (in cui lei eccelle, e io mi arrangio) e ringraziamento per avermi incoraggiato ad iniziare a scrivere questo blog.

Ecco qua una piccola galleria di quanto ho scovato!

Eh sì, ce n’è per tutti i gusti… Si va dalla teiera dalla forma classica anche se non proprio minimalista, in cui solo il colore verde e la decorazione dipinta riecheggiano l’epidermide e le costolature tipiche di un cactus, con le areole delle spine definite da piccoli cerchi marroni, alla teiera in materiali compositi, con il corpo in vetro ricoperto di fibre vegetali che imitano alla perfezione le spine di un Echinocactus grusonii, dall’esuberante ceramica che riproduce tutti i dettagli anatomici della pianta compresi i fiori, alla teiera rivestita da un “maglioncino” in una lana pelosetta che associa sicuramente all’intento mimetico la funzione di mantenere calda la bevanda. Per arrivare infine all’oggetto di design, le cui forme lineari richiamano in modo semplificato la silhouette del cactus, componendo un set completo di teiera, fornelletto, tazze e portazucchero.

Ma la mia preferenza va senz’altro a queste due teiere. Definirei la prima decisamente vintage, visto che sia la forma semplicissima che la grafica, in cui si associa una fantasia a scacchi con le sagome di alcune cactacee campite a colori in scala richiamano a mio modo di vedere il design gli anni ’70. La seconda, che nella forma richiama un Echinocactus, mentre il beccuccio è ispirato ai fusti dell’Epiphyllum, è invece assolutamente retrò. La scelta di accostare materiali diversi – la ceramica del corpo della teiera con il metallo color bronzo del manico e del pomellino del coperchio – con l’effetto cromatico che ne deriva, richiama le arti decorative degli anni ’20 e ’30 del Novecento.

Dunque Marina, direi che tu porti il cactus tea, e io la teiera!

Shopping terapeutico

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Cosa fare se si è giù di corda e di umore nero? Naturalmente shopping terapeutico! Ecco dunque che oggi, mentre mi compravo il becchime all’Esselunga, ho individuato l’oggetto del mio desiderio: una piantina di Euphorbia enopla, che già possedevo nella mia collezione ma che poi, per motivi rimasti oscuri, ad un certo punto ha iniziato ad annerirsi a partire dalla radice fino alla sommità del fusto, con l’epilogo inevitabile (…dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore…). A dire la verità, quella pianta faceva parte di un lotto infelice di piantine acquistate ad aprile presso un vivaio che aveva un assortimento bellissimo, ma che poi hanno mostrato tutte problemi di salute. Ma che dire, non potevo resistere: in un sol colpo ho rimpiazzato la specie mancante nella collezione, fatto un affare in quanto superscontata e poi… adesso l’agghiacciante vasetto messicano tutto tempestato di cactus in tecnicolor è mio!!!

Come sto con gli orecchini?

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Dalla fantasia inesauribile di Fancyhollow, ecco gli orecchini-cactus, regalo per il mio compleanno! Trovo che mi donino particolarmente, molto più di tutti gli altri orecchini che possiedo… Sono realizzati in fimo, una pasta modellabile che magicamente si solidifica a contatto con l’aria dando vita a crezioni coloratissime (a saperlo fare!). I cactus, dotati di articoli ovoidi e in piena fase vegetativa (come si può chiaramente vedere dai fiori rosa con stami gialli), hanno ciascuno il loro vasetto con la giusta composta all’interno, e devo dire che si intonano a meraviglia con il mio cappello di paglia verde!