Preludio, a Saint-Jean-Pied-de-Port. 27 giugno 2016

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Accipe hanc peram habitum peregrinationis tuae ut bene castigatus et emendatus pervenire merearis ad limina Sancti Jacobi, quo pergere cupis, et peracto itinere tuo ad nos incolumis cum gaudio revertaris, ipso praetestante qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum.
Ricevi questa bisaccia, segno esteriore del tuo pellegrinaggio affinché, vestito nel modo migliore, tu sia degno di giungere alla soglia di San Giacomo, dove desideri arrivare e, compiuto il tuo viaggio, torni da noi incolume con grande gioia, se così vorrà Dio che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.
Accipe hunc baculum, sustentacionem itineris ac laboris ad viam peregrinationis tuae ut devincere valeas omnes catervas inimici et pervenire securus ad limina Sancti Jacobi, et peracto cursu tuo ad nos revertaris cum gaudio, ipso annuente qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum.
Ricevi questo bastone, per sostegno del viaggio e della fatica sulla strada del tuo pellegrinaggio affinché tu possa sopraffare qualunque nemico e arrivare tranquillo alla porta di San Giacomo e, compiuto il tuo viaggio, torni da noi con grande gioia, con la protezione di Dio che vive e regna per tutti i secoli dei secoli.

Poco più di una doppia fila di casette, Saint-Jean-Pied-de-Port, finestre e tendine di pizzo affacciate su quella via selciata che, appena oltre il paese, varcata la Porte d’Espagne e salutato il ponte e il fiume Nive, si perde sulle pendici dei Pirenei in ripidi tornanti, prima di puntare, decisa e una volta per tutte, a ovest. Il bianco dell’intonaco, il rosso delle imposte, il grigio dell’arenaria sono il fondale immobile, quieto, di un andare che attraversa i tempi. In mezzo ai ciottoli della via, ho già individuato il segno più caro che guiderà da domani il cammino.

Le pecore brucano ora silenziose nel tramonto, sui prati della Cittadella.

La breve ascesa è avvolta in una luce ormai grigia e rosata, quasi opaca, che ha smesso, là oltre le montagne, gli ultimi bagliori del mantello arancio. Si avverte una calma dolce, quel momento sospeso fra il giorno e la notte in cui la terra respira calore mentre i rondinoni compiono volteggi spericolati intorno alle torri e ai campanili. Sospeso ancor più oggi, nella vigilia della partenza, sulla soglia.

Eppure il vento leggero, così fresco, che spira dai pascoli, mi fa pensare al mare. Guardo i monti, blu contro il cielo, dal belvedere del castello e mi sento sulla prua di una nave che sta per prendere il largo in mezzo agli scogli. Non mi oriento ancora in questo paesaggio nuovo, e non avrò tempo di farlo, ma riconosco segni noti, la geografia familiare della montagna: per ora mi basta sapere che la direzione in cui adesso tramonta il sole, là dietro i monti in un luogo ancora ignoto, è la direzione che seguirò nelle prossime due settimane.

Questa notte dormirò in una piccola stanza, cinque letti a castello e otto sconosciuti. Alcuni orientali che sono scomparsi immediatamente dentro al sacco a pelo, altri misteriosi compagni di cui ho avuto il piacere di conoscere solo il bagaglio, e un inglese che dimostra più di cinquant’anni ma deve averne meno, il volto scavato e i denti trascurati di chi non ha più messo ordine nella propria vita, e anzi ha smesso di ricercarlo. Ha aperto, con le sue mani dalle screpolature scure, la credenziale, per mostrarmi i timbri, mentre sceglievamo i letti per la notte; un gesto che questa sera mi ha riempita di tenerezza, ma che è in realtà un rituale che ancora non so e che si ripeterà ad ogni nuovo incontro. Arriva da qualche paese nel centro della Gran Bretagna, ha camminato lungo la costa atlantica della Francia, e ha già così tanti chilometri nelle gambe che la tappa di domani, e i Pirenei che incombono scuri nella sera, lo terrorizzano.

La mia credenziale, che conservo gelosamente nello zaino, è ancora intonsa, bianca, profuma di carta nuova e di aspettative, e le mie gambe sono ancora leggere. Il pellegrinaggio inizia domani. Mi sorprende, all’improvviso, pensare questo del cammino che mi accingo ad intraprendere. Non ho pianificato molto, non ho letto siti o guide, ho semplicemente preparato uno zaino il più leggero possibile e sono partita con il desiderio di camminare. Eppure, se osservo in profondità quello che provo, ora che sono lontana da casa, dai giudizi, dal consueto scorrere delle cose, sorretta dal senso di libertà che si prova a viaggiare solo con uno zaino, questo è ciò che sono venuta a fare qui, con il senso pienamente religioso di una iniziazione.

Guardo il cielo a ovest dall’alto della cittadella e il paese disteso là sotto, che si srotola come un tappeto, le mani appoggiate al parapetto di pietra, ancora caldo del contatto del sole.

Domani.

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  1. Ma un volava, Piumino? 😁
    Tremo un po’ al pensiero del racconto delle prossime tappe, ma so già che leggerò volentieri. Come quando ascolti una canzone in una lingua che non capisci, ma ti suona così bene che ti piace!

    • Non so se continuerò a scrivere… da una parte adesso, dopo un anno, ne sento l’urgenza, ma dall’altra mi sembra tanto difficile tradurre in parole certe emozioni! Ma grazie in ogni caso per il pensiero! 🙂

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