In bianco e nero – La Pieve di Gropina

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Ormai il giorno sta per terminare, e piove, piove incessante e ostile, senza un attimo di tregua.

Non minaccioso, mai: il cielo è uniforme e bianco, senza profondità e senza violenza. Non si accanisce, ma come da una vasca troppo piena, inevitabile, la pioggia continua a riversarsi sulla nostra auto e sui nostri sopralluoghi.

Scorre sull’erba, come un fiume calmo, e proseguiamo a piedi, nonostante gli inviti a tornare indietro. Eppure, non vorrei essere altrove. L’ombrello da cacciatore di colui che ci conduce sul posto, di quelli grandi e verdi, di tessuto a trama un po’ larga, col manico che sembra sgrossato a mano, mi fa così tenerezza. Fragile e nodoso quest’uomo, come lo sono gli anziani. Un abbagliamento studiato nel dettaglio, e adatto al luogo e al clima, i suoi stivali di gomma, il berretto pesante: come retaggi di un passato che non può appartenergli più, come attaccamento al se stesso di un tempo.

E infatti, lui vorrebbe abbandonare l’impresa, ma siamo due e siamo determinate ad arrivare. Non vorrei essere altrove: ogni cosa mi sa di antico, di vecchie abitudini e di avventura. I miei gesti si fanno quasi meccanici. Mi basta stare qua, in un posto che non conosco, ad assaporare la pioggia.Melo giapponeseUna pioggia così, finisce con l’appiattire nella scala di grigi tutti i colori: resiste ancora un poco il rosa caldo dei meli giapponesi, unica macchia viva in un paesaggio come sotto incantesimo. Alla fine, ritornando verso Firenze, ormai all’imbrunire, compare lungo la strada, fra il verde argenteo degli olivi, la mole della Pieve di San Piero a Gropina.

Varcando la soglia, si allontana lo stillicidio della pioggia e con esso ogni rumore. L’incantesimo per cui siamo qui è così completo: l’interno della chiesa è silenzio, è in bianco e nero. Scende una luce diffusa dalle finestre strette e sottili, come feritoie, chiuse da lastre diafane di alabastro, innervato di calde tonalità brune. Non si capisce se sia ancora possibile respirare, in quest’aria densa eppure fredda.

Sarà vero che il nome del borgo, Gropina, deriva dell’etrusco Krupina? Certo è che questa pieve, eretta nel 1016, sorge sui resti di almeno altri due edifici, uno paleocristiano, risalente al V secolo, e uno longobardo, del IX, e che negli scavi eseguiti negli anni Sessanta del ‘900 durante il rifacimento della pavimentazione, sono emersi resti sicuramente di epoca romana.

Le pievi romaniche che si snodano come torri di avvistamento contro i pirati, lungo le pendici del Casentino, con la loro enigmatica antichità, sembrano ponti verso un passato ancora più remoto. Luoghi da sempre santi, di una sacralità innegabile e riconosciuta da una generazione dopo l’altra. Pieve di Gropina internoIn luoghi come questo, con la mente vuota e rimbombante, accendo sempre una candela, che resti ancora un po’ lì ad ardere danzando, quando me ne sarò andata.

Ogni capitello, diverso dai compagni, cerca di narrare una storia diversa, ma la sua voce è così arcaica, così lontana, così arcana, che sembra cantare una melodia senza suono. I codici figurativi che conosco sono spade senza filo e senza punta. Eppure cantano, la scrofa che allatta i piccoli, le sirene del pulpito, le aquile e i pesci e le onde in cui si rincorrono.

Non c’è simmetria, né prospettiva o profondità, in questi intagli di pietra che hanno il calore del legno, eppure ogni dettaglio di questo complesso mondo simbolico, che racchiude i segreti della fede, della vita e della morte, ha la raffinatezza estetica, la purezza, dell’alba del mondo.

Cantano per sé soli, perché non li comprendiamo, mentre due colonne si fondono in un abbraccio.PulpitoPieve di Gropina

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  1. Che luogo meraviglioso. Grazie alle tue foto e al tuo racconto ispirato ho vissuto anch’io la sensazione di mistero e il fascino della storia che trasudano da queste mura antiche. Ho sempre amato il romanico, così essenziale, così forte.

    • Grazie a te, sono felice di essere riuscita a trasmettere un po’ della magia di quel luogo. Anch’io adoro l’essenzialità dell’arte romanica, quel suo essere fuori dal tempo…!

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