13_David Le Breton, “Camminare. Elogio dei sentieri e della lentezza”

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Le BretonPoche cose hanno il potere di calmare le mie inquietudini come camminare: le pareti, anche le più familiari, sono sempre troppo strette per contenere i pensieri.

Molto meglio il vento, molto meglio il freddo, molto meglio il buio se occorre, se quella è l’ora dell’assalto, piuttosto che lasciarli ad avvilupparsi lì, nel gorgo.

È una cosa che è stato necessario imparare, accettare. Ci sono persone che riescono a prendere la vita alla leggera, a scrollare le spalle, a non farsi sopraffare, a sfoderare un salutare sorriso al momento giusto. Ci sono persone che soffrono di inquietudine. Io ho l’inquietudine. A volte senza un motivo distinguibile con chiarezza. Per quanto possa sforzarmi di lasciarla sedimentare, di avvicinarmi con cautela a raccogliere col retino la schiuma che si forma per buttarla via, tornerà.

Sentieri solitari che ho cercato sin da un’infanzia che capisco, adesso, spesso incomprensibile per chi mi stava vicino.

Camminare è un esorcismo salutare, a patto di abbandonare l’inutile pretesa di lasciare indietro se stessi, ma di entrare ancora più profondamente in un io scomposto e percepito nelle sue parti vitali.

Quanto sia inutile quella pretesa, lo descrive Petrarca in una bellissima lettera, rievocando l’ascesa compiuta con il fratello al Monte Ventoso, nel 1335. In cima alla vetta, lo spettacolo del paesaggio lo induce a meditare sugli anni ormai trascorsi. Allora, apre a caso le Confessioni di Sant’Agostino (citando così dottamente, in un sublime gioco di specchi, Agostino stesso, che spinto da un misterioso Tolle lege apriva a caso il Vangelo, e leggeva quel fatidico versetto che ne avrebbe determinato la conversione), e legge: E vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, e dimenticano se stessi. In collera con se stesso, per l’attaccamento alle cose terrene, ripercorre come una furia i sentieri fino a valle, deciso ormai a volgere lo sguardo dentro di sé, allo spirito.

Cuore, occhi, gambe, sangue. Odorato, respiro, volontà. Come animali. Voltarsi indietro e ripercorrere con lo sguardo la strada fatta. Distacco e leggerezza. Questo libro, piacevole ma certo non indimenticabile, non ha aggiunto niente al mio amore per i sentieri, se non dare maggiore sostanza e desiderio a un progetto di viaggio già da lungo tempo meditato e per il quale, ormai, serve solo la bella stagione.IMG_2730IMG_2728

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  1. Che bello… Anche per me, a volte, camminare ha lo stesso significato. E le sensazioni fisiche sono le stesse, mi sembra di “sentirmi” meglio, proprio nelle mie giunture, nelle ossa, nei muscoli.
    Un abbraccio…in attesa di rivederci 🙂

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