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Io, con i miei studi di antichistica alle spalle, di arte contemporanea sono completamente digiuno. La mia comprensione dei fenomeni artistici, già di per sè limitata, lambisce il III secolo d.C. con una certa tranquillità, e si avventura nei secoli successivi con l’appoggio di qualche solida nozione liceale, ma dopo l’Ottocento si apre un mondo incomprensibile e arcano, le cui chiavi sono del tutto nascoste.

Ma chi non sente il fascino dell’ignoto?Galleria Arte Moderna Roma (6) (Medium)

E così mi sono deciso a visitare la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (GNAM al tempo degli acronimi), un’idea che accarezzavo a dire la verità da qualche anno, non riuscendo mai a concretizzarla. E’ stato amore a prima vista. La mia visita è durata, ho calcolato, quasi cinque ore. Cinque ore volate, letteralmente.

Le collezioni sono ospitate in un maestoso edificio progettato da Cesare Bazzani, costruito nel 1911 in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell’unità d’Italia, e successivamente ampliato nel 1933 per accogliere un patrimonio in continuo e vertiginoso accrescimento. Il museo vive una stagione d’oro fra la fine del secondo conflitto mondiale e gli anni ’70, sotto la direzione di Palma Bucarelli. Dopo un periodo difficile fra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, in cui le condizioni dell’edificio apparirono in più occasioni precarie fra chiusure per mancanza di personale, invasioni di topi, infiltrazioni d’acqua e incendi, una stagione di rinnovamento ha portato ad un generale riordino delle collezioni, conclusosi solo nel 2012.

Gli spazi interni sono di proporzioni sovrumane: la maggior parte delle sale ha dimensioni immense, sono ariose e invase di luce. E’ strano come un ambiente del genere, che potrebbe schiacciare il visitatore, specialmente se non esattamente “addetto ai lavori”, riesca a sortire, almeno nella mia esperienza l’effetto opposto, invitandolo chi entra a farsi più e meglio di ciò che è.

Questa sensazione è anticipata dall’installazione Passi, creata da  Alfredo Pirri nel 2011 per la Sala delle Colonne, proprio all’ingresso del museo. Il pavimento dell’ambiente è interamente trasformato in una superficie a specchio, incrinato secondo ritmi e modalità discontinui e irregolari. Su di essa sono poggiate, prive di piedistallo e posto allo stesso livello dell’osservatore, una serie di opere dell’accademismo ottocentesco, algide nel loro incontaminato candore, il cui peso stesso sembra aver creato le fessurazioni dello specchio. Per entrare nel museo, bisogna dunque obbligatoriamente scivolare sulla superficie riflettente, entrare dentro il volume della sala e farsi elemento, al pari degli altri, del gioco di riflessi e rimandi che coinvolge il pavimento, il soffitto stuccato, le sculture, gli arredi, chiunque si trovi lì in quel momento. Bisogna accettare sin da subito di mettersi in gioco, e non è semplice. Perchè la prima sensazione che si avverte è di equilibrio precario, di ghiaccio che si infrange, di violazione: in genere non si toccano le opere d’arte, figuriamoci entrarci dentro! Una volta superato il primo impatto, però, si vola: si vola sospesi fra cielo e terra. Non si è solo coinvolti, si è parte attiva. I punti di vista possibili si moltiplicano, diventano infiniti. Nell’idea dell’artista, l’istallazione dovrebbe porre lo spettatore in uno spazio senza consolazione. Questa è forse la prima impressione, ma ad essere sincero, una volta entrati nel gioco, esso è talmente coinvolgente che è difficile uscirne. E’ una potente metafora, a mio parere, dell’esperienza conoscitiva, che si sviluppa sia a livello intellettivo che sensoriale ed emotivo. E anche un monito: che la visita di un museo non è esperienza passiva, ricezione, assorbimento. O meglio, non solo. Siamo noi a determinarne la percezione, in cui concorre sì la realtà esterna, ma anche la nostra individualità. Le opere stanno lì alla nostra portata, e ci svelano i loro segreti se ci avviciniamo: anzi possiamo guardarci insieme nel medesimo specchio, noi e loro, e vedere l’effetto che fa.

Galleria Arte Moderna Roma (1) (Medium) Galleria Arte Moderna Roma (2) (Medium) Galleria Arte Moderna Roma (3) (Medium) Galleria Arte Moderna Roma (4) (Medium) eDopo il vestibolo, una grande sala, dal provocatorio titolo Scusi, ma è arte questa?, che funge da snodo fra le diverse ali del museo, espone i lavori che hanno fatto scandalo, fino a suscitare addirittura, quando furono acquistate per il museo, interrogazioni parlamentari: da Alberto Burri a Piero Manzoni, da Emilio Vedova a Lucio Fontana, da Marcel Duchamp a John Chamberlain. Da questa sala, che evoca e lascia aperto il “problema” dell’arte contemporanea, si può accedere a sinistra all’ala dedicata all’arte dell’Ottocento (chiusa al momento della mia visita, purtroppo), a destra all’ala dedicata al Novecento, che prosegue anche nell’ampliamento del 1933 con altre sale, fino a lambire gli inizi del XXI secolo, che è trattato più diffusamente nel MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo.Gaetano Cellini (Medium) Giacomo Balla (2) (Medium) Giacomo Balla (Medium) Giorgio De Chirico (Medium)E’ un viaggio che va compiuto. Un viaggio lungo due secoli. Io non ho gli strumenti per guidare nessuno in questo viaggio, però posso dire che viaggiare mi è piaciuto proprio tanto, ed ogni sala ha riservato un’emozione, che fossero opere di artisti universalmente conosciuti, oppure nomi poco noti al grande pubblico. E quindi mi limito a buttare lì quattro foto a caso dalla cartella che mi ricorda questo viaggio, giusto così, nella speranza di incuriosire qualcuno e che queste note infarcite di crassa ignoranza possano costituire un invito per visitare questo meraviglioso scrigno artistico, che come spesso (e purtroppo) accade nei musei italiani, al momento della mia visita era quasi completamente deserto.

E fra centinaia e centinaia di opere ho scovato anche uno dei miei Cacti ad arte! Si tratta di un’opera del 1974, Senza titolo, di Jannis Kounellis, esponente della corrente definita “arte povera”, composta da un volume, aperto ad una pagina dedicata all’Urlo di Munch, su cui è poggiato un trenino con la sua rotaia e in cui è inserita una piccola cactacea. La sala che la ospita, la 31, è dedicata al Nouveau realisme, etichetta che raggruppa quelle ricerche artistiche che reagiscono, spesso con un atteggiamento fortemente critico, e secondo procedimenti differenti, alla mercificazione della cultura occidentale, in cui l’oggetto assume un ruolo sempre più preponderante.

Allora che fate? Ci andate anche voi alla GNAM?!Jannis Kounellis (Medium)

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