Per la barba di Giove, che nome!

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Ultimamente sto rispolverando la mia mai sopita passione per la Grecia, complice il viaggio in Turchia di questa estate e la visita di così tanti luoghi carichi di memorie elleniche, dai nomi evocativi e adornati di architetture meravigliose.

Ogni volta che il mio pensiero va alla Grecia, non posso fare a meno di ripetermi nella mente l’omaggio, asciutto ma estremamente denso, che Marguerite Yourcenar attribuisce all’imperatore filelleno nelle sue Memorie di Adriano: “Fino alla fine dei miei giorni sarò riconoscente a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo. Ero ancora bambino, quando tentai per la prima volta di tracciare con lo stilo quei caratteri d’un alfabeto a me ignoto: cominciava per me la grande migrazione, i lunghi viaggi, e il senso d’una scelta deliberata e involontaria quanto quella dell’amore. Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà, l’ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. […] L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.” Mi rendo conto che anche per me, da quando il professore di greco del ginnasio entrò in classe il primo giorno di scuola salutandoci in greco, la Grecia è casa, è un luogo in cui ho vissuto e continuo a vivere.

Ho sempre amato la storia delle religioni, e quindi sto facendo una full immersion di letture orientate soprattutto in questo campo. E alla mitologia classica mi fa pensare questa piccola succulenta, che ha invero un nome piuttosto altisonante se comparato con la sua statura: Jovibarba allionii. Si tratta di una Crassulacea europea, diffusa sulle Alpi Occidentali, sia sul versante italiano che su quello francese. La mia piantina viene dalla Svizzera, da Ginevra precisamente. Nel suo habitat naturale cresce spesso nei crepacci e nelle spaccature delle rocce, che colonizza formando tappeti compatti, grazie alla facilità con cui nascono e attaccano gli stoloni basali. E’ una pianta di semplicissima coltivazione, dalla straordinaria resistenza al freddo, alle correnti d’aria, all’umidità, alla carenza di terreno… Vabbè basta pensare a dove vive!

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