Survivors 2 – i pesci rossi e l’Echinocactus grusonii

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L’Echinocactus grusonii è il più classico dei cactus, quello che abbiamo avuto tutti, un po’ come il pesce rosso: chi non è tornato da almeno una fiera, da piccino, con un pesce rosso nel sacchetto di plastica trasparente?

Io ne ho avuti tanti da poter aprire un ristorante di sushi. Ehm: perchè sì, il fatto è che per quanta applicazione, buona volontà e devozione uno ci metta, i pesci rossi muoiono, e presto. E a me i conti non tornavano mai. Avevo magari tre pesci nella boccia, e poi una mattina mi svegliavo ed erano due. Poi magari tornavo da scuola ed erano di nuovo tre. No, non usavo ubriacarmi a sei anni, e i miei pesci non se ne andavano a spasso, che anche questa potrebbe essere una valida spiegazione.

Ho scoperto dopo che mia nonna, per non farmi avere lo shock di trovare il pesce galleggiante a pancia in su, li toglieva di mezzo prima che mi svegliassi. Poi magari trovava il modo di sostituirli, quelli deceduti, però non sempre riusciva a farlo del tutto senza che me ne accorgessi. Ho capito tutto ciò quando, durante una delle mie prime esplorazioni archeologiche, ho rinvenuto fortuitamente la necropoli dei pesci morti. Ho capito che non ero bischero, ma che i pesci muoiono. Però sono stata zitto, non le ho detto nulla. E i conti continuavano a non tornare, ma io avevo sempre i miei pesci, quando più quando meno… Beh questa è solo una delle cose meravigliose che faceva mia nonna per me!

Tutto ciò per dire? Ah sì, che ognuno di noi ha avuto un Echinocactus grusonii, anche se non ne è ben consapevole. E’ il cactus chiamato anche, dagli uomini di lettere, cuscino della suocera, naturalmente in senso beneaugurante per la suddetta (ma solo per gli sfortunati che non intessono relazioni amichevoli), nel caso in cui si sentisse stanca e affaticata e bisognosa di una comoda seduta.

Dopo anni di allenamento nell’allevamento dei pesci, ho provato a uccidere anche l’Echinocactus, e ho escogitato un modo che conosciamo già: ho messo una rete frangisole di colore verde credendo in realtà di riparare le piante dal sole equatoriale, e invece il verde ha evidentemente sottratto la gamma corrispondente dai raggi solari (sembro professionale vero?), causando notevoli disturbi della crescita, come è evidente dalla foto sottostante.Echinocactus grusoniiCome gli alberi ogni anno formano un nuovo anello, così i cactus ogni anno formano nuove spine.

Ecco, la zona dove non si vedono le spine corrisponde all’anno in cui ho messo il frangisole. Non fatelo! Per fortuna me ne sono accorto in tempo, e ho rimediato togliendolo immediatamente. La pianta ha ricominciato dunque a crescere normalmente, anche se ha preso una forma a pinolo che non è proprio proprio la sua, e ha ricominciato a formare nuove spine. Come per rifarsi, le nuove spine sono davvero lunghissime, forti e fitte. Il colore è un avorio tendende al giallo chiaro, ma la cosa che mi piace di più, e che è caratteristica di questa specie, è la serie di striature che percorrono orizzontalmente ogni spina, tanto da farle sembrare quasi finte. Ma sono vere, sono vere, ve lo dice chi si è punto più volte le zampette per spostare il vaso…

Beh, se faccio una foto ravvicinata sembra quasi che non sia successo niente, e che l’errore non ci sia stato. Però d’altra parte, queste “cicatrici” raccontano un po’ la storia di questa pianta, che fa parte di lei… Gli Echinocactus grusonii sono piante molto longeve. Ho letto di alcune persone che ne hanno coltivato un esemplare magari per trenta o quaranta anni. E mi piace pensare che forse anche il mio, fra qualche decennio, sarà un vegliardo con tante cose da raccontare, anche questa piccola disavventura di gioventù…Echinocactus grusonii

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  1. La storia é bellissima. Mi ha commosso ” Beh, questa è solo una delle cose meravigliose che faceva mia nonna per me” perché so quanto è vero e mi fa piacere che la ricordi ancora.

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