Turchia on the road 6 (fra sarcofagi acqua e cielo)

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Durante il nostro viaggio, quasi tutti i luoghi più incredibili abbiamo potuto goderceli immersi nella solitudine più o meno completa. Mentre a Olüdeniz si accalcavano frotte di gente la cui preoccupazione più imminente pareva essere il procacciamento di una birra, noi dividevamo coi gabbiani la spiaggia di Patara… Non ho ancora capito, a dire il vero, se ciò sia avvenuto per pura e semplice casualità oppure se per effetto di magia, o più prosaicamente perchè durante il Ramadam il turismo locale è inesistente, o ancora per un abbaglio della mente, incapace di ammettere che in realtà eravamo sempre circondati da masse di turisti ululanti.

Ma da ciò che ricordo, anche a Simena, città licia di misteriosa e inafferrabile bellezza, eravamo noi due e un gregge di capre, dirompente su uno scosceso greppo in mezzo alla macchia odorosa.Simena (2) (Medium)Non che arrivarci sia stato semplice: il passaggio-sgabello in dolmus ci ha portato ad un ennesimo incrocio sterrato, su cui torreggiava il terribile cartello Ucagiz 15 km. Visto che quella era la nostra meta, la prospettiva di percorrere 15 chilometri con zaino e sole a picco ci ha dato un attimo di comprensibile vertigine, subito cancellata dal provvidenziale profilarsi di un’auto guidata da una signora che ha affastellato sui sedili nonna nonno e bambina per darci un passaggio.

Ucagiz è un piccolissimo abitato sul mare, denso di alberghetti e ristorantini con lanterne colorate che si specchiano nell’acqua, incastonato in una costa frastagliata e fantasiosa, riparata dalla bella isola di Kekova con la sua città sommersa, che crea un tratto di mare intimo e privato.Ucagiz (Medium)

Al proprietario della pensione, stupito di vederci arrivare, e senza auto, tre ore prima dell’unico mezzo che conduce al paese una volta al giorno (ripartendone il mattino dopo alle 8, unico passaggio quotidiano per il ritorno al futuro), dobbiamo avere fatto simpatia. Dopo aver approvato con uno sbrilluchio degli occhi il nostro stile di viaggio ci ha premiato dandoci indicazioni per raggiungere a piedi Simena, affidandoci inoltre ad una coppia di ragazzi di Istanbul, prima di rifornirci di acqua fresca e frutta per l’escursione. Abbiamo così condiviso piacevolmente con loro la nostra passeggiata, parlando della Turchia e di Piazza Taksim, perdendoci più volte fra la macchia mediterranea e gli olivi, incrociando a tratti un tratto della Via Licia che si inabissava immancabilmente sotto il tappeto erboso per riemergerne più avanti, inaspettatamente.

E raggiungendo la dorsale ed affacciandoci sul mare, ci siamo imbattuti infine nella necropoli più sconvolgentemente bella che si possa immaginare: i sarcofagi di pietra bianca a contrasto col cielo e con il verde della vegetazione, muti e spesso violentemente feriti, ma nonostante questo vivi, scaturenti dalla roccia come se avessero radici, e da essa indissolubili.

Pigro il mare lambisce gradini intagliati negli scogli e avvolge mollemente un sarcofago fra banchi ondeggianti di posidonia, nell’acqua cristallina e immota come sa esserlo solo quando il sole scompare oltre l’orizzonte.

E occhieggia là in fondo l’isola di Kekova, che chissà cosa promette e che cosa cela.

Simena (6) (Medium)

Simena (7) (Medium)Simena (14) (Medium)Ma come sempre è l’imprevedibile e l’inaspettato che ci regala le emozioni più durature. Mentre i nostri compagni di escursione decidono di rientrare per non farsi cogliere dal buio, noi decidiamo di aspettare il tramonto nell’atmosfera sospesa della baia, e ci risolviamo ad incamminarci solo dopo che il sole è scomparso, tanto ci è difficile strapparci dal genio del luogo.

E a quel punto ci attrae irresistibilmente il castello crociato che sovrasta il sito con la sua immensa bandiera che garrisce al vento. Ce lo immaginiamo ormai chiuso vista l’ora, ma andiamo lo stesso a dare un’occhiata. La biglietteria è chiusa e deserta, ma il cancello lo troviamo aperto, o forse ci smaterializziamo fuori e ci rimaterializziamo dentro, ma insomma siamo dentro ormai, in un minuscolo teatro antico interamente tagliato nella roccia, da cui la vista abbraccia tutti insieme l’isola il mare la baia i sarcofagi i fichi d’India e gli ulivi.

Se percorri la ripida salita che porta al punto più alto del castello a strapiombo sul cosmo, e stai fermo ma giri su te stesso, tutto ruota e la vertigine spazio-temporale è inevitabile.

A quel punto aspettiamo che sorga la luna, che almeno ci faccia luce sulla via del ritorno.Simena (8) (Medium) Simena (16)Simena (17) (Medium)

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