Turchia on the road 5 (come raggiungere qualsiasi meta)

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Ho fotografato questo Aeonium arboreum “atropurpureum”, coltivato alla bell’e meglio in un contenitore di plastica inserito in un vaso di cemento sbeccato, fuori di un piccolo caffè all’incrocio fra due strade, in un luogo imprecisato fra Söke e Milas. Possiedo un piccolo esemplare della stessa pianta, che ho acquistato a Firenze in primavera e che probabilmente non raggiungerà mai le dimensioni della corrispondente turca, e in quel momento ho pensato con tenerezza alle mie piantine.

Ma in realtà ho fotografato questa pianta in quel momento ed in quel luogo privo di qualsiasi fascino apparente perchè quel giorno mi sentivo particolarmente felice. Quel giorno abbiamo imparato che potevamo fare qualsiasi cosa, bastava volerlo e porgersi, per così dire, agli eventi e alle situazioni con cuore aperto e ricettivo.Mileto (6) (Medium)Avevamo programmato di visitare tre siti bellissimi e importanti: il tempio di Apollo a Didime, Mileto e Priene.

Molte erano le difficoltà oggettive, visto che ci eravamo prefissi di utilizzare solo mezzi pubblici, e Priene e Didime sono collegate da dolmus con Söke ma non fra di loro, mentre il sito di Mileto non è collegato affatto tramite mezzi pubblici. Abbiamo dunque visitato Priene tornando a Söke e da lì siamo andati a Didime, per capire solo successivamente che la nostra mentalità “occidentale” non era assolutamente funzionale al sistema di trasporti turco.

I dolmus infatti effettuano un percorso fra due destinazioni, ma accordandosi con l’autista si possono richiedere fermate intermedie in corrispondenza o meno di centri abitati, e da lì è possibile fermare un altro mezzo che sta percorrendo un’altra tratta, semplicemente restando a bordo di strada e fermando il pulmino alzando la mano. Quindi avremmo potuto benissimo farci scendere in un posto X fra Priene e Söke e lì fermare il pulmino per Didime.

Beh, una volta che abbiamo imparato questo, abbiamo capito che il sistema si regge perfettamente su una sorta di anarchia in cui però gli interessi e le necessità di chiunque possono essere soddisfatti. Innumerevoli strade ci si sono dunque aperte davanti.

Da lì in poi ci sono capitate situazioni surreali e divertentissime.

Siamo saltati spesso da un dolmus ad un altro praticamente in corsa, e questo è il minimo. L’autista di un pulmino ha chiamato al cellulare l’autista di un altro pulmino che dovevamo prendere e che era partito pochi istanti prima, e quello si è fermato ed ha aspettato che lo raggiungessimo a corsa. Siamo saliti su un pulmino ormai pieno, e ci hanno fatto sedere su due sgabelli di plastica piazzati in mezzo al corridoio, ridendo come matti in mezzo a gente che rideva di come eravamo sistemati noi. Il proprietario di una pensione ha chiamato l’autista del pulmino e ci ha fatto venire a prendere direttamente a domicilio. Un altro autista ha chiamato col cellulare, senza che ce ne accorgessimo, il proprietario della pensione presso cui avevamo chiesto di scendere, e quello ha mandato il figlio a prenderci e a farci trovare la strada.

Ma ciò che più ci ha colpito è stata la gentilezza mai affettata delle persone che abbiamo incontrato, e il loro modo diretto e comunicativo di dare informazioni, ma soprattutto di cercare di capire quello che volevamo fare e risolvere le situazioni.

Forse abbiamo capito almeno un poco di questo paese viaggiando sui dolmus, aspettandoli ai bordi delle strade e negli otogar, dove spesso abbiamo mangiato chiacchierando coi proprietari delle botteghe, e osservando le persone intente nelle loro occupazioni e incuranti di noi su questi mezzi che sono onnipresenti e capillari.

Certo lo abbiamo capito di più del tedesco che urlava di essere stato imbrogliato quando gli è stato detto che il dolmus che doveva prendere con la famiglia sarebbe arrivato già pieno e che avrebbe dovuto aspettare quello successivo. Non era stato imbrogliato, semplicemente non era in grado di capire, non era entrato nel mood giusto… Non nascondo che dopo aver cercato invano di parlarci, ridevamo sotto i baffi, perchè noi ci eravamo accordati poco prima per prendere un passaggio sgabello, su una tratta alternativa, per i pochi chilometri che dovevamo fare…
Mileto (2) (Medium)E sì, Mileto è bellissima.

Il teatro si erge intatto in mezzo ad un’arida piana che un tempo si affacciava sul mare, e si può camminare sotto le volte dei corridoi che immettono ai diversi ordini della cavea, passando da una sala ad un’altra, salendo e scendendo scale come se ieri fosse oggi e fosse anche un disegno di Escher.

Poichè in quel caso non ci sono proprio mezzi per arrivarci – e forse è bene così, perchè pochissimi ci arrivano – abbiamo deciso di scendere dal dolmus nel paese più vicino, che dista 5 chilometri, di affidare i nostri zaini al proprietario di un caffè e di farci quei 5 chilometri a piedi. Non ce ne è stato bisogno. Mentre ci domandavamo, visto il caldo ed il sole a picco, se chiedere un passaggio, il passaggio è arrivato da solo: si è fermata un’auto con a bordo due signori e una signora di Didime che stavano andando a vedere pure loro il sito. Ci hanno chiesto “Milet?” Noi abbiamo annuito e ci hanno fatto cenno di salire. E quando ci siamo avviati per tornare e li abbiamo incontrati di nuovo, non contenti ci hanno fatto risalire, ci hanno dato susine pesche e fichi e ci hanno accompagnati al caffè dove avevamo lasciato gli zaini, dove abbiamo preso il pulmino che ci avrebbe condotto a quell’incrocio con l’Aeonium. Abbiamo chiacchierato non so come in due lingue diverse.

E’ una di quelle giornate che non sarà facile dimenticare, con tutte le sue sensazioni così disparate e piene.Mileto (3) (Medium) Mileto (8) (Medium) Mileto (9) (Medium)Mileto (4) (Medium)Quando ho fotografato l’Aeonium, aspettavamo il prossimo dolmus a quell’incrocio in mezzo al niente, ma che doveva essere uno snodo di una qualche importanza, visto che c’era un anziano signore che gestiva il traffico umano, chiedendoti dove dovevi andare, facendoti accomodare in un caffè a bordo strada dove potevi prendere qualcosa ma anche no, e fermando per te il pulmino, senza chiedere assolutamente nulla.

Nella strana anarchia del sistema, era un servizio altamente efficiente.

E noi ci siamo sorseggiati un chai attendendo il pulmino, c’era l’Aeonium e presto saremmo arrivati in Licia.Mileto (5) (Medium)

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