Come ti coltivo il cactus io: l’esposizione alla luce

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Fra i molti fattori che influiscono sulla buona coltivazione delle succulente, uno dei principali insieme all’acqua e al terreno è senz’altro l’esposizione alla luce solare. Quando incredibilmente qualcuno mi chiede un consiglio al riguardo (e la cosa non cessa di stupirmi perchè fino a ieri ero considerato un pollice nero), l’unica risposta possibile è: provare, provare, provare.

Io ho spostato i miei cactus millemila volta su e giù per il terrazzo, riparandoli l’un con l’altro, avvicinandoli al muro o alla ringhiera, ricavandone spesso un bel mantello di spine, prima di trovare l’esposizione giusta per ognuno di loro. Già, perchè ogni pianta è diversa dall’altra: se si spulcia un po’ su internet o nei libri si possono trovare molte informazioni utili, ma poi vanno sapute calare nella realtà e nella situazione particolare in cui avviene la coltivazione.

In primo luogo, sia chiaro che le succulente amano stare all’aperto. Questo è uno dei dieci comandamenti. Andranno riparate dal gelo e dalla pioggia in inverno, ok, ma se le teniamo chiuse in casa bene non staranno. Si può incorrere infatti in due problemi opposti: se coltivate in un luogo privo della luce solare, possono iniziare a “filare”, a “eziolare” come si dice in gergo: ovvero a crescere allungate e sottili, spesso curvandosi nel disperato tentativo di raggiungere quel po’ di luce che vedono in fondo al tunnel, oppure possono bruciare se tenute dietro un vetro troppo esposto al sole, per l’effetto lente di ingrandimento causato dal vetro stesso. E senza dubbio, sarà assai difficile che possano fiorire.

In generale, le cactacee amano posizioni soleggiate, anche esposte direttamente alla luce del sole: anzi in alcuni casi l’irraggiamento diretto è essenziale per sviluppare una bella spinagione forte e della giusta cromia, oppure per la fioritura. Ad esempio, le Mammillarie sviluppano le loro spine bianche oppure la lanugine bianca che ne ricopre l’apice solo se ben esposte al sole, mentre le Rebutie preferiscono stare un po’ nelle retrovie, dove il sole non arriva troppo violento. Le succulente non cactacee, al contrario, più di frequente devono essere riparate dai raggi troppo diretti, altrimenti tenderanno a disidratarsi troppo velocemente e a raggrinzirsi, oppure a cambiare colore. Ho scelto una posizione all’ombra per le mie Kalanchoe daigremontiana, ed in penombra per la Crassula cv. Springtime.

Nel 2011 ho fatto un grosso errore, che vi invito a non ripetere: pensando che il sole sul mio terrazzo equatoriale fosse troppo forte, ho posizionato un ombreggiante verde, che ha – mi sono accorto in seguito – causato gravi danni. Il colore dell’oggetto ha evidentemente sottratto alle pianta parte della gamma dei raggi solari, e molte piante sono deperite, ad esempio non producendo spine o deformandosi nella crescita. Lo scorso anno sono riuscito in parte a rimediare, eliminando l’ombreggiante e ripristinando una corretta insolazione. Questo anno, finalmente le piante danneggiate hanno prodotto spine forti e lunghe, e alcune hanno fiorito, come questo Notocactus magnificus che la scorsa estate esibiva una vistosa chierica che adesso inizia a notarsi sempre meno…
Notocactus magnificus

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