Denti, democrazia e delirio

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Mi sovviene oggi che questo è un blog di piante grasse, anche se ultimamente non si direbbe: sarà che col caldo che sta facendo anche le piante piangono (sopravvivono faticosamente, ma non se lo sognano di fiorire), sarà che l’entusiasmo per il viaggio appena compiuto è alle stelle, sarà che una vena anarchica mi pervade, sarà pure il discreto successo di pubblico… Insomma sentirete ancora parlare di Turchia!

Però voglio essere democratico, e vi propongo un sondaggio, partecipate numerosi (musica di Giochi senza frontiere in sottofondo): date la vostra preferenza e pigiate il pulsante giallo, ne terrò conto! (Fa caldo, eh? Fa caldo…)

 

Ma bando alle ciance, sarà anche il caso di farvi vedere una succulenta quest’oggi! Ho scelto una pianta molto particolare: si tratta della Faucaria tigrina, che ho acquistato a giugno al mercatino di Piazza delle Cure, per il compleanno della mia passione per le succulente, insieme a diversi Gymnocalycium. Come è noto amo molto le Cactacee, e tendo a trascurare le altre famiglie: però questa pianta col suo aspetto insolito mi ha conquistato fin da subito. Si tratta di una piccola Aizoacea, dalle foglie contrapposte a due a due, caratterizzate dalla forma triangolare e dalla presenza di formazioni sia sulla superficie della foglia che sul margine, che ricordano la temibile bocca dentuta di qualche predatore. E infatti il nome latino del genere cui la pianta appartiene racchiude la radice che si ritrova nella parola fauces, “fauci”. Soprattutto la parte centrale della rosetta, con le due foglie più giovani che si stanno formando, appare particolarmente temibile. Come le altre piante della famiglia, anche la Faucaria tigrina deve essere innaffiata a partire dalla metà dell’estate, e non dall’inizio della primavera come avviene per la Cactacee, e fino all’inizio dell’inverno, quando inizia la stagione di riposo. Verso l’inizio dell’autunno dovrebbe fiorire, con grandi fiori dai petali sottilissimi di colore dorato (vedremo: non sono molto fortunato – leggi abile – con queste piante). La posizione che ho scelto è piuttosto ombreggiata: con il sole diretto queste piante corrono il rischio di scurirsi, e in generale ho notato che le Aizoacee preferiscono un po’ di ristoro dalla luce troppo violenta che c’è qua all’equatore.

Mi permetto soltanto un appunto all’ideatore del nome scientifico: ha mai visto lei una tigre verde e con le mascelle triangolari? Questa pianta è chiaramente l’immagine nel regno vegetale di un caimano, altrochè tigre! Fosse pure che a scuola non l’ha studiati, non so, ma qua si tratta di roba tipo decenni di Superquark andati inutilmente in onda…faucaria tigrina 2 faucaria tigrina

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  1. 1) non so se è più grave la deriva democratica o che Piumino festeggi il compleanno della sua passione… comunque ho votato.
    2) fosse viva, la tigrina… saprei io che farci! 😉

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