Turchia on the road 1 (quando parlare di cactus è solo un pretesto)

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Accade che anche i pulcini vanno in vacanza: forse nessuno se ne sarà accorto (?!?), perchè nella mia immensa scaltrezza ho programmato post a valanga per tutta la durata del viaggio, ma Piumino è stato ben due settimane in Turchia, macinando chilometri fra Istanbul e Antalya, rigorosamente a bordo di tutti i mezzi pubblici possibili (traghetti, autobus urbani ed extraurbani, tram, dolmus, biciclette) e spesso superando gli ostacoli con la sola forza delle sue zampette… Già, perchè la scelta che abbiamo fatto è stata di raggiungere tutte le località a bordo di mezzi pubblici, oppure accettando passaggi o rassegnandoci ad arrivarci sui gomiti e sulle ginocchia! E’ stata un po’ una sfida, nata per caso, che ci ha assicurato un punto di vista un po’ particolare su questo straordinario paese, e anche un’indubbia dose di avventura e divertimento!

Turchia_-_Mappa

La Turchia è una meta che a dire il vero ho sognato a lungo, perchè da ex archeologo i nomi di Troia, Pergamo, Efeso, Afrodisia, Mileto, Alicarnasso, Smirne (ce ne sono altri? eh sì ma non posso mica scriverli tutti) evocano da sempre storie, miti, monumenti, personaggi ed esercitano un fascino ineluttabile ed un richiamo irresistibile. Eppure, preso nel vortice di un lavoro da terminare e da consegnare per inizio luglio, prima di partire tutto ciò che avevo preparato per questo viaggio era solo lo zaino che costituiva il mio bagaglio, e un programma di massima, che in realtà somigliava più che altro ad un lungo elenco di castelli in aria che speravo sarebbero diventati pietre sole polvere e cieli reali. Aspettative, sì, molte, ma confuse e indistinte. E sono state giornate piene di esperienze incredibili, in un crescendo privo talvolta di logica e di buon senso. Perchè quando ogni sera ci dicevamo “che giornata fuori di testa, non può essercene un’altra così!“, venivamo clamorosamente smentiti il giorno dopo, quando si presentava qualcosa di nuovo che superava non solo le aspettative, ma addirittura i nostri desideri.

Beh, forse mi direte: ecche c’entra tutto ciò coi cactus? Ed io sono preparato, zac!, ed ecco qua il pretesto (ma il blog è mio, ci potrò scrivere quel che mi pare?! mi devo giustificare anche con me stesso)… Tytolo: Mesembriantemi nel sito di Efeso (beh in mezzo ci sono pure dei capperi ma non facciamoci caso: i capperi sono onnipresenti in Turchia. Da noi si trovano sui muri dei vecchi castelli, in Turchia ovunque. Strisciano a terra. Sulla sabbia. In mezzo alle pietre. Sotto il sole a picco. Aiuto! Ne saremo infine soffocati). Si tratta di una pianta di Carpobrotus acinaciformis oppure edulis, la stessa di cui possiedo anche io alcuni esemplari (che ho ricavato da una talea donata da una collega), di origine sudafricana e naturalizzata in diversi paesi mediterranei… Ed evidentemente naturalizzata assai bene in Turchia, vista la grandezza della pianta in esame, che pende allegramente da un muro lungo la Via dei Cureti di Efeso, sostanzialmente colonizzandolo senza alcun rispetto per la sua vetusta età ed il suo valore storico!

mesembriantemiMa che cosa è Efeso? Evito una noiosa digressione storico-archeologica, visto che vi basterà lanciare “Efeso” su Google per avere dalla rete risposte assai più esaustive di quelle che potrei darvi io in un blog di piante grasse (ma lo sapevate che esiste anche Google in latino? Non è fantastico? Vi prego se fate una ricerca su Efeso fatelo da questa interfaccia! Mi sento fortunato? Eh no! Favente Fortuna! Mi fa schiantare).

Ma insomma: Efeso è stata una delle più importanti colonie ioniche in Lidia, sulla costa occidentale dell’Anatolia, le cui origini si perdono nell’età del Bronzo, e che divenne in epoca romana la capitale della provincia d’Asia. Attualmente, è possibile visitarne il sito, incastonato in una graziosa valle stretta fra due basse alture, che conserva imponenti vestigia monumentali. Volete un assaggio? Ecco qua una panoramica del Teatro (ho fatto millemila panoramiche in questo viaggio), da cui si vedono anche uno dei monti che circondano la città, parte dell’agorà e una strada, che un tempo portava dritta dritta al porto di Efeso, mentre oggi si perde nel niente. Già: la maggior parte dei siti della costa egea della Turchia erano un tempo fiorenti città portuali, che l’avanzare della linea di costa, a causa dei depositi fluviali, ha progressivamente tagliato fuori dalle rotte commerciali, determinandone così la caduta e l’abbandono. Si fa fatica davvero ad immaginare come doveva essere questo paesaggio nell’antichità, a pensare all’odore di salmastro, al rumore del mare e ai gabbiani in fondo a quella via marmorea…

Efeso (3) (Medium)Il Teatro è la prima cosa che si vede entrando nel sito dell’ingresso inferiore, e ci divertiamo a lungo ad andare su è giù nella cavea, fotografandoci piccini piccini chi nell’orchestra e chi sull’ultimo dei sedili, ma le sorprese non sono certo finite: proseguendo la visita attraverso l’agorà inferiore si giunge alla Biblioteca di Celso, una delle icone dei pamphlet pubblicitari turchi. Sapere che l’aspetto attuale dell’edificio, eretto nel II secolo d.C. come biblioteca e come monumento sepolcrale da Gaio Giulio Celso Polemaeno, è frutto di una pesante opera di restauro e ricostruzione, nulla toglie al fascino di questa quinta architettonica, alla complessità del suo programma decorativo, al dialogo costante dei pieni e dei vuoti con la luce del sole. Tuttavia qui non sarete mai soli: tutti i gruppi di turisti che sbarcano in Turchia con le navi da crociera vengono portati qui, e non possono esimersi dal rituale della foto ricordo in posa sulla scalinata o meglio ancora abbarbicati al basamento di una colonna. Ma facciamo uno sforzo di immaginazione, cancelliamoli mentalmente dalla visuale, e tutto andrà bene.

E poi basta proseguire sulla Via dei Cureti, e arrivare all’agorà superiore, per ritrovarsi nel novero dei pochi coraggiosi che sfidano l’afa per visitare tutto il sito, e non solo la sua emanazione massificata.Efeso (1) (Medium) Efeso (4) (Medium)In mezzo, ci sono le meravigliose case a terrazza, per visitare le quali bisogna pagare un biglietto aggiuntivo e dunque si lasciano soprassedere assai spesso e volentieri. Ma non bisogna commettere questo errore! Sotto una pesante struttura in acciaio e vetro che le protegge dagli agenti atmosferici, potrete passeggiare per un intero isolato di abitazioni ellenistiche e romane, con i loro mosaici, gli affreschi alle pareti, i rivestimenti marmorei delle sale di rappresentanza. Qualcuno, nella tarda antichità, in un impeto di noia o perchè privo di un migliore supporto scrittorio, ha scarabocchiato su un muro la lista della spesa, elencando i costi per l’acquisto del pane, delle noci e anche di generi non proprio di prima necessità, come indica la voce che riporta il nome di una prostituta! Qualcuno altro si è dilettato a disegnare con pochi tratti, ma di indubbia efficacia, una lotta fra gladiatori… Non si verrebbe mai via da questo luogo che pare quasi un varco temporale!Efeso (6) (Medium)Ma di fronte c’è il Tempio di Adriano, con il suo arco(baleno) decorato da un busto di Tyche che si offre contro l’azzurro del cielo, ed è quindi accettabile abbandonare le case a terrazza per proseguire nell’esplorazione del sito…Efeso (5) (Medium)

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  1. Si può dire che sono cresciuta in Grecia con pane e monumenti, questa città sembra un incanto. deve essere stato emozionante scoprirlo e trovare i segni di chi ci ha vissuto un tempo. Piacerebbe anche a me visitare la Turchia deve essere davvero bella.

  2. Pingback: Turchia on the road 3 (ovvero: come ci ritrovammo soli, di notte, nel Castello di cotone) | 12mq

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