Un’agave settecentesca sul Lago Averno

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Quando a settembre ho scritto un post su una pianta di Opuntia rappresentata in un quadro della Neue Pinakothek di Monaco di Baviera non credevo che ci sarebbe stato un futuro per la rubrica Cacti ad arte. Invece il post ha avuto un insperato successo, ed è uno dei più visitati del blog. Motivo per cui mi decido a pubblicare un secondo avvincente caso di riproduzione di pianta grassa in un dipinto.

Si tratta di una idealizzante veduta dal sapore classicistico, dipinta da Jakob Philipp Hackert nel 1794, e dal titolo Il lago Averno. Lo specchio d’acqua occupa il centro del dipinto, mentre sullo sfondo si intravede, incastonato fra alte scogliere,  il golfo di Baia. Le placide onde del lago riflettono i boschi e l’azzurro cristallino del cielo: l’idillio è completato dalla presenza di un gruppo di rovine di epoca romana sulla sinistra, che non guastano mai, da un contadino che conduce un asinello con la soma carica di uva mentre il cane fedele lo precede sul sentiero (un cammeo a dire il vero un po’ naive), e da un gruppo di caprette intente a brucare l’erba o a godersi il tepore primaverile. Giochiamo a cerca l’intruso? Beh, a fianco delle caprette svetta un enorme esemplare di Agave americana, riconoscibile per le sue monumentali dimensioni ma soprattutto per la caratteristica infiorescenza, che può raggiungere i dieci metri di altezza.

Perchè ho detto che il gioco a cui stiamo giocando è cerca l’intruso? L’Agave americana è una pianta originaria dell’America latina, ed in particolare del Messico, ed è stata una delle prime piante ad essere introdotte in Europa dopo la conquista… oggi è ormai spontaneizzata in tutto il bacino del Mediterraneo, ma forse non doveva essere ancora così nel 1794. Mi piace pensare che sia stata la suggestione dell’esemplare esotico ad indurre Hackert a conferirle un posto così rilevante al centro del dipinto, dove l’infiorescenza costituisce l’asse verticale principale della composizione, e a descriverla minuziosamente come si trattasse di un’incisione per un manuale di botanica…

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  1. mah io penso di no, tutto il resto in questo dipinto, inclusi i resti romani, sono molto fedeli allo stato dei luoghi persino attuale (a parte le caprette e i pastori) e le agave fanno ancora oggi parte di questo scenario, ci sono tuttora enormi esemplari nella zona flegrea. secondo me era proprio così

    • Ciao Antonio, forse mi sono espresso male, quello che intendevo dire è che immagino che nel Settecento, essendo stata introdotta in Europa da poco più di due secoli, l’Agave venisse percepita come più “esotica” di quello che non sia per noi oggi…

  2. Pingback: Montale e l’agave « 12mq

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