Strano vero? Anche le piante grasse hanno bisogno di acqua!

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Mi capita ormai spesso che qualche amico/conoscente/sconosciuto incontrato in strada (sono molto popolare) mi racconti di qualche sua disavventura con le piante grasse, chiedendomi sbalordito come faccia io a farle crescere e soprattutto fiorire. In quei momenti mi rendo conto di quanti pregiudizi e false convinzioni ci siano riguardo a queste piante: e la loro origine è vieppiù avvolta in misteri ancestrali. Ci sarebbe da farci una puntata di Voyager. A seguito di approfondite indagini statistiche ho concluso infine che il pregiudizio più duro a morire è che le piante grasse abbiano bisogno di poca acqua o addirittura non ne abbiano bisogno affatto. Ma di grazia: le piante grasse incamereranno pure acqua ma non la creano mica: da qualche parte dovranno pur prenderla…

Quindi i punti essenziali sono (naturalmente non validi in assoluto ma per la maggior parte delle succulente sì):

– il terreno deve essere molto drenante, ovvero quando si annaffia, l’acqua deve penetrare velocemente e poi fuoriuscire dai buchini posti in fondo al vaso.

– vanno evitati i ristagni: gettate pure via tutti i vostri sottovasi dal balcone preferibilmente non in testa ai passanti!

– quando fa caldo (primavera/estate) le piante hanno la loro fase vegetativa, e quindi non siate tirchi e date acqua in abbondanza, mentre quando inizia l’autunno (io direi fine settembre-ottobre, almeno a Firenze, dove spesso il caldo continua fino a novembre) bisogna iniziare a diradare le annaffiature, fino a sospenderle completamente con l’inizio dell’inverno. COMPLETAMENTE! Capito?! Non vi fate prendere da inutili sentimentalismi e dalla compassione, che vi trarrebbe in inganno: le piante grasse d’inverno vanno tenute secche. Tanto loro sono in letargo e non si accorgono di niente, mentre le radici con buona probabilità marcirebbero…

Quanta acqua bisogna dare dunque?

E qui inizia il divertimento. Non è data una risposta univoca. Bisogna impare a osservare. Non guardare, osservare. Come in una partita di Risiko! sono mille le variabili in gioco: di certo l’esposizione, la posizione, la ventilazione, il tipo di vaso (i vasi in coccio fanno asciugare il terreno ben prima di quelli in plastica). Naturalmente l’habitat di origine della specie influisce notevolmente sulle sue abitudini. E poi ci sono il carattere e la reazione delle singole piante, che possono essere accondiscendenti o capricciose, timide o esibizioniste, e che hanno le loro paturnie, i loro giorni “no”, i loro sbalzi di umore. Osserviamole e capiremo cosa ci chiedono. Un caffè? Fetta di torta? Primo-secondo-contorno? Cerchiamo di accontentarle.

In questa calda estate, ho annaffiato all’incirca una volta ogni quattro giorni. Spesso ho diradato consapevolmente, visto che è piovuto pochissimo e da più parti si parlava di imminente emergenza acqua. Non volevo sprecare. Nonostante questo, mi sembrava di aver fatto un buon lavoro. E invece no (e ora chi la sente quella?). Me ne sono accorto a settembre, quando si sono iniziati a vedere gli effetti benefici delle belle piogge che sono arrivate. In realtà tutte le mie piante avrebbero avuto bisogno di molta più acqua rispetto a quella che ho dato loro.

Vogliamo un esempio? Confrontiamo il mio Gymnocalycium baldianum com’era prima di settembre e com’è ora? E’ il doppio! Mea culpa!E vogliamo parlare dell’Austrocylindropuntia subulata prima e dopo?Parliamone!

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  1. Pingback: E se vi dicessi che ho messo i sottovasi? | 12mq

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