Un fico d’India per Ottone I

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Ho sproloquiato di come mangiare cactus e di come i cactus siano presenti nel design contemporaneo, quindi a questo punto ritengo necessaria una severa riflessione sul ruolo del cactus nella storia dell’arte. L’insana idea mi è balenata oggi visitando la Neue Pinakothek di Monaco di Baviera, una straordinaria raccolta di pittura e scultura europee dalla fine del Settecento ai primi del Novecento. Passeggiare nelle 22 ariose sale del museo è come sfogliare un vero e proprio manuale, dalla pittura accademica di marca classicistica fino al simbolismo. Sono rappresentati, come è logico aspettarsi, soprattutto artisti tedeschi. Nelle loro opere, colpisce in primo luogo quella che Friedrich Overbeck definì “l’eterna nostalgia del Nord per il Sud”, per la sua arte, per la sua dolcezza, per la sua poesia. I paesaggi italiani e greci ricorrono frequentemente, sia in vedute velate di rimpianto, sia in grandiosi affreschi storici. Proprio in uno di questi ultimi, L’ingresso di Re Ottone di Grecia a Nauplio di Peter von Hess, l’artista ha rappresentato, con una precisione che fa da contrappunto alla minuziosa descrizione dei costumi e delle acconciature ottomane, alcuni esemplari di Opuntia Ficus-Indica, che incorniciano la scena alludendo al paesaggio naturale circostante la città di Nauplio.

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