Pillole di filosofia cactacea

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Quanta è la varietà del mondo delle succulente, tanta è la varietà del mondo degli appassionati. Le tipologie individuabili sono davvero infinite: c’è l’ottimista incurante, che compra piante grasse e le sistema poi in un ambiente del tutto inadatto, stupendosi se la piantina, in cerca di luce, si allunga a dismisura fino a cambiare baricentro e lanciarsi nel vuoto; c’è il perfezionista addicted, che sterilizza i vasi e perfino il terreno, si tormenta sulla giusta composizione del substrato e sulla quantità di calcare nell’acqua di rubinetto; c’è il tipo sadico che sperimenta innesti, ibridazioni, sopravvivenza in condizioni estreme; c’è il tipo ingegneristico-professionale, che ama progettare serre iperspaziali per consentire alle proprie piantine di superare l’inverno in modo confortevole….
E si potrebbe andare avanti all’infinito. Tuttavia, la differenza secondo me più significativa, e per così dire alla base di tutte le scelte posteriori, riguarda l’aspetto puramente estetico, ed ho avuto modo di osservarla e farmene incuriosire riguardo alle piantine crestate, come anticipavo in un precedente post.

La maggior parte delle succulente, ed in particolare le cactacee, sono caratterizzate da un aspetto regolare e simmetrico, e si sviluppano spesso secondo geometrie radiali, che ispirano a mio parere un senso di armonia ed equilibrio. Come le stelle marine, o come i ricci: l’occhio è portato a cercare il modulo di base che si ripete nella struttura della pianta, il ritmo che ne costituisce il respiro segreto.

Ci sono poi piante che rompono questo schema con la loro prepotente individualità. Sono esemplari, per l’appunto, che sono in tutto e per tutto o in parte crestati, o mostruosi, o deformati da qualche avversità. La simmetria si rompe, il ritmo incespica, l’ordine si annulla: la pianta cresce in modo atipico e per questo unico, assumendo forme irripetibili.

Giardino botanico Catania

Ecco, il mondo degli appassionati mi sembra dividersi in questi due gruppi principali: ci sono quelli che amano la simmetria, l’ordine, la geometria, e quelli che amano vedere nelle bizzarre forme assunte da certe piante grasse animali immaginari, sembianze antropomorfe e oggetti. In genere questi ultimi individui hanno l’inguaribile predisposizione a “salvare” piantine abbandonate o in difficoltà, maltenute e maltrattate nei supermercati o a casa di amici. Non disdegnano di prendere con sè piante cadute dai terrazzi o gettate ai cassonetti. Il primo tipo di appassionato è invece un amante del bello e dell’ordine, e tende a non sprecare il proprio tempo con piante imperfette.

Ho notato che io, complici forse gli studi classici, quando entro in un vivaio mi sento attratta in primo luogo dalle piante belle e perfette, ma poi quando sento dire “non ti sembra una lumaca? questa va salvata” provo un’indicibile struggimento e un’enorme tenerezza… Sì, quella che sembra una lumaca va immediatamente salvata.

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  1. Pingback: Una certezza: Euphorbia obesa « 12mq

  2. Ehm… a me piacciono tutte: quelle simmetriche, nelle quali mi piacerebbe poter entrare per capirne la struttura, e quelle “barocche” (scelgo questo termine ripensando all’orto botanico di Catania), e proprio per questo… mi astengo dal coltivarle! 😉

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